Bersani: "Genova è il simbolo dell'incontro tra democrazia e lavoro"

Genova, 26 gennaio 2013

bersani genova"Tutte le volte che o comincia o si conclude una battaglia, io un giro a Genova devo farlo, perché a Genova secondo me c'è il simbolo dell'incrocio tra democrazia e lavoro, la cosa più importante per noi. Questo è il simbolo che Genova ha lasciato nelle nostre storie democratiche e del lavoro e che dobbiamo assolutamente tenere alto, riprendere nelle condizioni nuove".
Con queste parole Pierluigi Bersani, segretario nazionale PD e candidato premier del centro sinistra saluta il popolo del Partito Democratico che è venuto ad ascoltarlo al Teatro Verdi di Sestri Ponente.

LA CAMPAGNA ELETTORALE
"Oggi comincia il mese vero della campagna elettorale, un mese lungo. Sarà lungo un secolo. La battaglia è aperta. L'avversario è duro e difficile, ma noi ce la possiamo fare.
In questi ultimi due o tre giorni abbiamo avuto due o tre occasioni per parlare della crisi italiana: il documento degli industriali, il convengo della CGIL, altre forze sociali e del civismo si stanno esprimendo per parlare del problema. Siamo dentro la più  grande crisi dal dopoguerra ad oggi ed il tema della campagna elettorale dovrebbe essere: come uscirne? Noi cercheremo di impostarla così. Bisogna fare una discussione molto seria. Nella canzone che mi accompagna e che Gianna Nannini ci ha regalato ci sono queste parole: "Mi ricordo di te". Un grande partito popolare deve sapere a ogni passo com'è la condizione della vita comune dei cittadini".

I GURU
"Gli altri stanno impostando la campagna elettorale secondo lo stile dei guru americani, che insegnano questo: lascia stare i problemi, basta che attacchi l'avversario. Berlusconi questo lo ha imparato da tempo utilizzando lo spettro dei comunisti. Siamo un po' più stupiti del prof. Monti. Si dice che anche lui abbia arruolato un guru americano che gli ha detto attacca l'avversario. Con il piccolo problema che quando il guru va a casa, i problemi rimangono".

IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
bersani genova2"Se ci cercano ci trovano. Quando si dice responsabilità del PD, di cosa si sta parlando? Si sta dicendo che c'è stato un rapporto localistico troppo stretto attorno a una banca? Un aggancio tra Istituzioni, la città e un istituto bancario? Sì, è stato un problema che abbiamo sempre denunciato, senza venirne  a capo. Ultimamente un nostro sindaco a Siena aveva cominciato a modificare questa cosa, aveva cambiato il gruppo dirigente della banca, ma è stato mandato a casa. E' andato in crisi il Comune per volere di chi voleva continuare nel localismo e uno dei maggiori protagonisti di questi fatti è in lista col professor Monti.
Se parliamo di Siena in termini di derivati, strumenti micidiali che hanno infettato le banche e le autonomie locali, la nostra storia parlamentare nel corso degli anni di governo della destra dimostra quanto ci siamo opposti.
Infine, io sento dire dalla destra in modo subliminale che attorno allo scandalo del Monte dei Paschi ci sarebbe qualcosa di scorretto da parte nostra. Lo affermassero che li sbraniamo".

NOI MANTENIAMO LA PAROLA
"In questa campagna elettorale non prendiamo lezioni da nessuno. Arriviamo a questa battaglia in una buona posizione perché da tre, quattro anni lavoriamo e abbiamo introdotto delle novità.
La prima si chiama coerenza. Nel tempo abbiamo dimostrato che quel che diciamo lo facciamo. Abbiamo promesso sostegno al governo Monti e lo abbiamo dato, anche quando c'erano provvedimenti che non ci piacevano, come quello sulle pensioni e il caso degli esodati.
Abbiamo detto: faremo le primarie per il candidato premier e le abbiamo fatte.
Abbiamo detto: se rimane il porcellum faremo le primarie per i parlamentari e le abbiamo fatte.
Abbiamo detto: daremo un'occhiata alle liste perché non ci siano ombre e lo abbiamo fatto con criteri rigorosi.
Se la PDL avesse applicato i criteri della nostra Commissione di garanzia, avrebbe dovuto mandarne fuori una vagonata, a cominciare da Berlusconi".

I CANDIDATI
"Il 90% dei nostri candidati sono stati eletti con le primarie. Avremo tra il 75-80% di parlamentari usciti dalle primarie, il 40% di donne, un rinnovamento di due terzi alla Camera. Fatto mai successo nella storia della Repubblica. A chi ci dice rinnovamento, a chi ci dice Europa diciamo che l'Europa è anche quante donne ci sono in Parlamento. Professor Monti quante donne hai eleggibili in Parlamento e delle vostre liste quante candidature esprimono il territorio? Noi con le primarie abbiamo insediato la rappresentanza in tutti i territori. Mentre qui in Liguria il PDL ha paracadutato Minzolini".

L'INNOVAZIONE
"L'innovazione si fa a fatti. A noi è costata. Facendo le primarie abbiamo rischiato l'osso del collo, ci siamo presi qualche dispiacere e ingiustizia. Abbiamo chiamato a lavorare centomila volontari. Abbiamo capito che il Paese ha bisogno di novità dal lato della politica e l'abbiamo fatto. Di questo dobbiamo andare fieri e partire da qui".

LA CRISI E L'EUROPA
"L'Europa non riesce a reagire a questa crisi economica. Il più forte continente del mondo rimane balbettante di fronte a questa crisi, perché è mancata la materia prima, la solidarietà, il progetto comune. L'Europa affronta la situazione come un condominio rissoso che si affida a un commercialista e non come una cooperativa che mette insieme le forze per affrontare i problemi e questa è stata una semina della destra. Si è creata l'ideologia, anche tra la popolazione, che devi difenderti dal più debole, un'ideologia che bisogna affrontare e smontare con una grande battaglia politica e culturale dei progressisti. L'austerità da sola non risolve la crisi, austerità e rigore devono essere lo strumento e non il fine della politica. Il senso di una buona politica economica è il lavoro".

LA CRISI E L'ITALIA
"Di fronte alla crisi noi non dovevamo essere così esposti, in una posizione così critica. Da lato della finanza pubblica, dal lato della recessione, non c'era ragione che fossimo messi così dal punto di vista del distacco tra cittadini e politica, della rottura delle coesioni sociali. E ci siamo arrivati così per colpa di dieci anni di governo di PDL e Lega. Adesso questi qui sembra che non ci fossero. Non hanno mai fatto una riunione per analizzare i loro errori. Se fosse capitato a noi, avremmo fatto quattro anni di discussione. Per noi è sempre colpa nostra e per loro è sempre colpa degli altri. Questi ripartono esattamente da dove erano rimasti: tirar via le tasse, lo Stato, i comunisti".

LA MORALITA' E IL LAVORO
"Queste elezioni devono servire all'Italia a riprendere la strada, riposizionare il Paese al suo posto nel mondo, riprendere una strada di crescita ma questo senza popolo non lo fai. E solo i progressisti possono farlo. La prossima legislatura deve avere due parole: moralità e lavoro. Non si può fare nulla in un rapporto di non credibilità tra cittadini e politica. Noi dobbiamo essere una forza che può dire la parola onestà e partecipazione. E se qualcuno non capisce che non si può fare la spesa con i soldi pubblici, bisogna andar giù col badile, se no non andiamo da nessuna parte. Durante l'ultima legislatura l'abolizione dei vitalizi e il dimezzamento del finanziamento ai partiti in ragione della crisi economica li abbiamo voluti noi. E questo ti permette poi di fare norme serie sulla corruzione. L'onestà è una virtù privata, ma anche un bene pubblico".

I DIRITTI DEI CITTADINI
"Bisogna fare anche norme verso i diritti dei cittadini. Che un figlio di un immigrato che studia con noi debba essere un italiano, non ci piove. Come possiamo essere l'unico paese che ha il reato di immigrazione clandestina? Possiamo essere gli unici in Europa che non regolano le relazioni stabili delle unioni omosessuali? Non possiamo. E alcuni diritti, come quello allo studio, devono essere garantiti. Abbiamo ancora un abbandono scolastico micidiale. Quando andremo al Governo dovremo vedere subito di intervenire sui diritti dei più deboli: gli esodati, i portatori di handicap, le persone in povertà assoluta. Io alla Sala Verde ci porto certo Confindustria, i sindacati, ma anche la Caritas, l'Arci e i Comuni. E poi insieme si analizza la situazione e si fa come si può. Siamo sicuri di essere a posto con gli ammortizzatori l'anno prossimo? Non credo. Dobbiamo ricreare un meccanismo di solidarietà e di comprensione in questo Paese".

IL LAVORO, LE RISORSE, LA RIPRESA
"Il lavoro è la misura delle politiche che dobbiamo fare ed è la dignità delle persone. Ci sono questioni da regolare: sistema dell'uscita dal lavoro, rappresentatività, stabilizzare la precarietà. E poi il passaggio studio / lavoro che non è ben regolato. Ma dobbiamo anche creare presupposti per dare un po' di lavoro.
Qui c'è una leva fiscale da attivare. Da subito possiamo rendere più progressive alcune imposte. Sull'IMU dobbiamo sgravare o esentare le fasce più deboli e caricare sui possessori di grandi patrimoni immobiliari. Poi dobbiamo alleggerire il carico fiscale sui redditi da lavoro e pensione, incentivare i consumi e incoraggiare gli investimenti che danno lavoro.
E poi dobbiamo fare emergere la ricchezza e far pagare le tasse: mai più un condono, far girare meno contanti, consentire al fisco la tracciabilità dei movimenti e cominciare a chiamare evasione un pezzo di quello che oggi chiamiamo elusione.
Abbiamo ragionevoli possibilità di vendere un po' di patrimonio. E poi sulla spesa pubblica dobbiamo mettere il cacciavite e vedere le priorità: nella situazione in cui siamo una riconsiderazione delle spese militari va fatta. Anche per regolare il sistema del welfare universalistico che per noi è irrinunciabile.
Poi ci sono le politiche attive. Una delle prime cose da fare è vedere di chiamare i Comuni e rivisitare il patto di stabilità per fare un grande piano di piccole opere  basate sull'ambiente, sulle scuole, sulla mobilità urbana, sull'efficienza energetica. Dobbiamo riprendere in mano il tema della green economy.
Dobbiamo portare il nostro saper fare verso il tema dell'innovazione, perché la base produttiva non può restringersi come sta avvenendo. Altri temi strategici: turismo, agricoltura, commercio.
Poi quando il cammino è ripreso, s'accelera da sé. Il problema adesso è mettere il segno più dove oggi c'è il segno meno. Anche per dare una speranza ai nostri giovani".

bersani genova 3OGGI LE ELEZIONI COME PASSAGGIO STORICO
"Siamo a un tornante che assomiglia a un passaggio storico. Noi abbiamo costruito una alternativa all'organizzazione del sistema politico da vent'anni a questa parte. Al passaggio storico della caduta del muro di Berlino, in tutta Europa la politica si è invertita agli occhi dei cittadini tranne che in Italia dove è scoppiata Tangentopoli ed è venuto il discredito della politica. Lì si è infilato Berlusconi. Questo ha segnato una fase di populismo, personalizzazione della politica che ci ha portato contro un muro. Pensiamo di uscirne e di mandare a casa Berlusconi definitivamente. In nessuna democrazia del mondo esiste un sistema politico basato sulle persone. Noi siamo un'alternativa a questa personalizzazione. Perché dopo Bersani c'è un altro, ci sono valori e  idee che rimangono e sono un indirizzo per il Paese. Siamo in condizione di promettere una prospettiva, una barra per il futuro. Il PD offre un'idea di sistema e non solo di governo".

IL VIA ALLA CAMPAGNA
"Con questi concetti cominciamo l'avventura di queste quattro settimane. Sono fiducioso perché conosco le nostre potenzialità, noi abbiamo un popolo nei territori. Dobbiamo moltiplicare la nostra militanza che è la nostra risorsa vera. E' una forza enorme, se riusciamo a muoverla non abbiamo problemi e finalmente possiamo metterci al servizio di questo Paese. Perché il Partito è uno strumento; l'obiettivo è il Paese, gli italiani e i valori che noi vogliamo sostenere e difendere".



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