Contro la violenza sulle donne, intervento di Lorena Rambaudi

rambaudi_lorenaLa violenza alle donne si consuma quasi per l’80% in famiglia, per mano di chi dovrebbe aiutare, sostenere, condividere: padri, mariti, fratelli, partner, amici, indipendentemente dall’appartenenza etnica, culturale, religiosa e dalla condizione sociale degli autori e delle vittime.
La Regione Liguria in questi anni, con la collaborazione delle Province e dei distretti socio sanitari, si è impegnata a costruire un sistema di reti che coinvolge molti Enti e forze dell’ordine per contrastare un fenomeno grave, non sempre evidente, e purtroppo in crescita.
Con la legge regionale 12 del 2007 sugli interventi di prevenzione della violenza di genere e le misure di sostegno alle donne ed ai minori vittime di violenza la Regione Liguria ha finanziato l’apertura di 4 Centri Antiviolenza, uno per provincia, ai quali è stato riconosciuto un ruolo importante nel sostegno alle donne, fornendo servizi di ascolto e supporto alle vittime di violenza.
Nel 2010 hanno richiesto sostegno ai centri antiviolenza presenti sul territorio ligure 344 donne, circa il 57% ha tra i 20 ed i 50 anni e circa il 64% è di origini italiane.
Tra i casi trattati dai centri si rileva una maggiore frequenza di violenze domestiche.
La donna che si rivolge ai centri è, nel 55% dei casi, una donna con figli.

Lorena Rambaudi, assessore regionale alle Pari Opportunità


Contro la violenza sulle donne, intervento di Anna Manca

Non c'è giorno nella vita dei cittadini in cui i notiziari e la carta stampata non  rimandino notizie di violenza sulle donne, senza limiti e confini: un fardello vergognoso e inaccettabile.
E' un dramma che colpisce tutte le latitudini e longitudini del globo, senza distinzione alcuna. Drammaticamente la violenza sulle donne, prevalente tra le stesse mura domestiche per mano di quegli uomini con cui si condivide la vita: padri, mariti, compagni, non tiene particolarmente conto di condizione sociale, culturale o economica... esiste e lascia inesorabilmente il suo tremendo segno sul corpo e  sull'esistenza delle donne, ma non solo.
Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro questo crimine e come tutte le ricorrenze è un simbolo, un momento in cui si chiede all'universo mondo di fermarsi a riflettere e testimoniare il proprio lutto, la propria contrarietà a questa aberrazione.

Contro la violenza sulle donne, intervento di Raffaella Paita

paita_raffaella_3Giornate come il 25 novembre, contro ogni violenza sulle donne, possono essere l'occasione per compiere un esercizio. Solo per un attimo, cerchiamo di metterci nei panni di tutte quelle donne nel mondo, i cui diritti fondamentali sono ogni giorno violati, perché le donne sono ovunque nel mondo, seppur in forma differente, quelle che più vedono messa in discussione la libertà, i diritti e la propria dignità. Cerchiamo di immaginare quanto debba essere frustrante vivere una situazione del genere. Proviamoci, per un attimo, per capire quanto è importante difendere la nostra libertà e quanto sia preziosa la nostra dignità. È un esercizio necessario, oggi come tutti gli altri giorni. Perché nel mondo, in tutto il mondo, anche quello occidentale, assistiamo ad una escalation di violenza contro le donne. Una violenza che assume diversi volti. Alcuni più espliciti, altri meno, ma altrettanto pericolosi.

Contro la violenza sulle donne, intervento di Paola Bellotti

bellotti120E' bellissima l'idea di denunciare partendo dal silenzio. Oggi, nel baccano della spettacolarizzazione del corpo femminile, il video prodotto dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale intitolato “Dannato silenzio” mi sembra il punto di partenza più adeguato per una riflessione in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Nel video, donne di tutte le età restano semplicemente in silenzio, mentre in sovraimpressione scorrono notizie e informazioni su abusi e violenze sessuali che ogni giorno, in Italia, le donne subiscono.
Un fenomeno ancora negato nel nostro paese, che soffre non solo dell'opprimente silenzio delle vittime, ma anche del frastuono di cronache pruriginose figlie di un giornalismo pesantemente dominato dall'ottica maschilista e sensazionalista.

Contro la violenza sulle donne, intervento di Margherita Mereto Bosso

margherita_mereto_bossoArriva un altro 25 Novembre. Quante iniziative, quanti incontri, quanti convegni abbiamo fatto, questo giorno, per tutti gli anni passati? Tanti, e non saranno mai troppi. Mi dico che l'importante è non pensarvi solo in questa data, che l'importante è parlarne sempre, divulgare, commentare.. convicere. Si, convincere. Perchè ancora c'è chi non ci crede, chi nega, chi è perplesso, chi non si fida: i numeri forse sono troppo grandi, le stime forse sono imprecise, i casi forse sono da valutare diversamente. Chi dubita spesso è donna. Questo aspetto mi ha spesso terribilmente affascinato: come può essere la donna a negare e negarsi l'evidenza? Eppure accade, più spesso, forse, di quante volte sento gli uomini appellarsi ad ipotetici "errori di calcolo" o "errori di valutazione". Già, accade che è meglio cosi: che in fondo, se non ne parliamo..non lo sentiamo neppure. Io mi sono sempre sentita un po' differente, perchè sento il dolore altrui sulla mia pelle, lo faccio mio, mi immagino nella situazione di sofferenza che tocca od è toccata a chi mi è accanto, magari lontanissimo, in un altro Paese forse, o nell'appartamento di fianco al mio.

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