Camera dei Deputati, seduta sul tema delle urgenze della Scuola, dell'Università e della Ricerca: l'intervento dell'onorevole Mara Carocci

Roma, 11 giugno 2013

mara carocci 2Onorevole Presidente, colleghi.

Da troppi anni la scuola, l’istruzione, sono considerate esclusivamente come una spesa, con il risultato di aver operato a loro danno tagli devastanti. Proviamo invece a fare il ragionamento inverso: non quanto costa la scuola, ma quanto costa al paese non investire in istruzione.

Partiamo dall’inizio: dai sevizi per l’infanzia, dal cosiddetto 0 – 6. La letteratura scientifica sottolinea sempre di più l’importanza di una esposizione precoce alla socializzazione scolastica come condizione che favorisce il successivo percorso. Il carattere insufficiente e tardivo degli investimenti in capitale umano provoca il declino della performance scolastica e lavorativa: l’analisi dei costi e dei benefici mostra come l’investimento nei primi anni di vita abbia rendimenti più elevati rispetto ad investimenti fatti più tardi. Più a lungo si aspetta ad intervenire, infatti, più costoso diventa rimediare a esiti scolastici o comportamentali negativi.

Secondo l’Istat, l’anno scorso solamente il 13,9% dei bambini da 0 a 2 anni frequentava un nido: siamo ancora molto lontani dalla soglia del 33% indicata dal Consiglio Europeo del 2000 come obiettivo da raggiungere entro il 2010 Riteniamo che debba considerarsi prioritario il raggiungimento di questo obiettivo, attraverso un piano straordinario per i servizi educativi della prima infanzia, trasformando l’asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo di ogni bambino. Insufficiente in molte zone del paese, ed in sofferenza anche dove là dove è stata sempre tradizionalmente avanzata, è anche la capacità di offerta di posti nella scuola dell’infanzia, sempre a causa dei tagli di spesa. Servizi scarsi e spesso costosi hanno inoltre come conseguenza bassa natalità e bassa occupabilità delle donne italiane. Nelle statistiche dell’Ocse, l’Italia è indietro sia per fertilità sia nel rapporto tra fertilità ed occupazione femminile. Non assicurare ai bambini italiani il diritto ad una scolarizzazione precoce significa anche non assicurare il diritto al lavoro alle donne italiane. Una doppia esclusione che l’Italia non può più permettersi, anche per il preoccupante aumento della povertà infantile. Come abbiamo detto una precoce scolarizzazione incide positivamente sul successivo percorso scolastico. In Italia la quota dei giovani (18-24enni) che ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore è pari al 18,2 per cento contro il 13,5 dei paesi Ue.
L'abbandono scolastico è motivo di grave preoccupazione perché concorre in modo determinante all'esclusione sociale nelle fasi successive della vita. Si prevede che in futuro in Europa soltanto 1 impiego su 10 sarà alla portata di chi abbandona prematuramente la scuola. Il costo complessivo su tutto l’arco della vita per ogni studente che abbandona la scuola è stato quantificato tra 1 e 2 milioni di euro. Per questo uno degli obiettivi principali su cui poggia La strategia di LisbonaEuropa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale” è l'obiettivo del 10% in materia di abbandono scolastico .

E’ necessario:

  • essere consapevoli dei costi economici ma anche sociali dell'abbandono scolastico; troppo spesso “l'esclusione dall'istruzione” si accompagna ad esclusione sociale, problemi sanitari, coinvolgimento in attività criminali, inattività.
  • Assicurare uno sforzo di miglioramento della qualità dell'istruzione per tutti, corredato da approcci mirati a sostegno delle persone maggiormente a rischio.

Altro obiettivo posto nella Strategia Europa 2020è che almeno il 40 per cento dei giovani tra i 30 e i 34 anni consegua un titolo di studio universitario o equivalente. Nel 2011, in Italia, solo il 20,3 per cento lo aveva conseguito; oggi siamo al 19%. Complici i tagli apportati, l'Italia è scivolata al penultimo posto tra i paesi industrializzati per la spesa nella scuola. (31esima su 37 paesi). Se è vero che l’istruzione e l’educazione richiedono notevoli investimenti, c’è però da porsi la questione decisiva: quanto costa l’ignoranza?

A quanto ammontano i

  • costi individuali (esclusione, precarietà, insicurezza, sudditanza);
  • costi sociali (spese per la salute, criminalità, democrazia poco partecipata);
  • costi economici (bassa produttività, scarsa innovazione, basso livello di sviluppo).

La prima fonte di ricchezza di uno Stato è la sua popolazione, con il suo livello di capitale umano e sociale. Nel quadro della competizione globale, quali conseguenze avrà domani per il Paese, per le imprese, per gli individui, una forza di lavoro con un livello di istruzione tra i più bassi dell’Unione Europea?

E chiediamoci, quanto rende l’istruzione?

Lo stesso studio EDUCATION AT A GLANCE 2012 - OECD 2012, dimostra che I contribuenti ottengono un sano ritorno dai fondi pubblici utilizzati per l’istruzione universitaria. In media, i Paesi OCSE ricevono un beneficio al netto di circa 100 000 USD dovuto a maggiori entrate tributarie e altri risparmi per ciascun laureato: circa tre volte l'ammontare dell'investimento pubblico. Non a caso, durante l'anno 2009 segnato dalla recessione, gli investimenti pubblici e privati nel settore dell'istruzione sono aumentati in modo sostanziale in 24 Paesi dell'OCSE su 31. Al contrario, la politica attuata dagli ultimi governi italiani è andata contro tutti questi studi e indicatori, infliggendo alla scuola 8 miliardi di tagli. E’ per questo che riteniamo indispensabile che l’intervento sull’istruzione sia una delle priorità del nuovo governo.



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