ll manifesto del nuovo centro sinistra

primarie 2015Le forze politiche e i cittadini che sottoscrivono questo manifesto si impegnano a dar vita al nuovo centrosinistra per il Governo della Liguria.
Si impegnano ad individuare nelle primarie aperte di coalizione, nelle forme stabilite dal regolamento per le primarie del centrosinistra, lo strumento per scegliere il candidato alla Presidenza della Regione Liguria.
Si impegnano a condividere le linee del nuovo patto di Governo contenute nel presente Manifesto, che saranno poi arricchite dal dibattito delle primarie e dall'indirizzo politico del candidato Presidente che uscirà vincitore dalla competizione delle primarie.
Si impegnano a garantire stabilità e coerenza all'azione di governo della nuova amministrazione, rimettendosi alle decisioni assunte a maggioranza a seguito del confronto tra i gruppi consiliari del nuovo centrosinistra.
Si impegnano a interpretare il proprio ruolo pubblico secondo i principi della nostra Costituzione repubblicana e anti fascista ed in particolare ad esercitare la missione istituzionale con "dignità e onore".
Si impegnano quindi ad una azione di sobrietà che consenta di ridurre i costi di funzionamento del Consiglio, dei gruppi consiliari e della Giunta e di parificare le indennità dei consiglieri a quella del Sindaco della città capoluogo, assumendo il criterio della trasparenza, della pubblica rendicontazione delle spese, della puntuale comunicazione e informazione circa l'attività istituzionale svolta come base per ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni rappresentative.
Si impegnano infine a garantire l'approvazione di una nuova legge elettorale che garantisca l'abolizione del listino dei nominati, la governabilità dell'ente e l'attuazione del principio di parità di genere attraverso l'adozione della doppia preferenza e di liste alternate.

 

Liguria: superare la crisi, valorizzare le opportunità, costruire il nuovo

 

La Liguria 2015-2025 deve porsi l'obiettivo di essere territorio protagonista dello sviluppo economico del sistema Paese, prendere dunque parte alla competizione positiva tra i territori puntando su quei fattori distintivi che ne costituiscono un evidente vantaggio competitivo. Solo così sarà possibile attrarre fondi nazionali ed esteri (in primis europei), nuove aziende e talenti, e anche conservare imprese e competenze esistenti dando loro possibilità di crescita e prospettive.
Il sistema portuale ligure è il più grande d'Italia, il più importante del Mediterraneo, l'unico in grado di competere con i grandi porti del Nord Europa. Lo sviluppo economico italiano passa anche attraverso i porti della Liguria: una riforma portuale vera, abolire la concorrenza tra le amministrazioni pubbliche, incentivare i traffici.
La Liguria vanta una importante e unica tradizione industriale. Occorre una politica che, accanto al mantenimento dei livelli occupazionali, promuova scelte industriali selettive favorendo gli investimenti laddove ci sono le migliori competenze, la più alta predisposizione all'innovazione e le maggiori potenzialità per aggredire il mercato interno e internazionale; stimolando la crescita di una competenza collettiva, che maturi tra lavoratori, studenti, ricercatori, amministratori pubblici, soggetti privati.
Il nostro territorio esprime bellezza e fragilità. Turismo, cultura e ambiente sono un patrimonio da curare e valorizzare, sono settori con una grande ricaduta in termini economici, occupazionali, sociali, nei quali la Liguria continua ad avere eccellenze e potenzialità inespresse. Occorre una solida strategia di rilancio concentrata su: promozione del territorio, alta formazione, trend internazionali (città smart e creative, economia green, flussi turistici mondiali). In Liguria convivono produzioni artigianali, agricole e commerciali, tradizionali e tipiche, che hanno bisogno di essere stimolate e accompagnate ad affrontare le sfide del futuro, puntando sulla qualità, sull'innovazione delle filiere produttive, sulla loro capacità di promozione e internazionalizzazione. Questi settori ereditano più di altri le fragilità proprie della piccola e micro impresa, le lacune del sistema delle tutele e la mancanza di una visione strategica.
Un territorio capace di crescere e fare crescere è un territorio capace di fare sistema tra tutti i soggetti economici, privati e pubblici, Università e centri di ricerca. Capace di dare opportunità a tutti. Occorre una politica che punti davvero al coinvolgimento dei giovani e al ricambio generazionale e che dia piena attuazione alle politiche di integrazione di genere.
E' sulle opportunità che saremo capaci di proporre che costruiremo il futuro della nostra regione.
Per il nuovo centro sinistra la priorità fondamentale non può che essere il lavoro.
Il tasso di disoccupazione, che nel 2013 era del 9,9%, è destinato a salire, secondo le previsioni, all'11,3 % nel 2014 con una crescita tendenziale più accentuata rispetto alla media nazionale. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2013 ha raggiunto quota 42,1%. I cosiddetti "neet" (not in education, employement, or training), ossia quella quota di persone nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, che non sono impegnate in attività di studio e formazione e non lavorano, è passata in Liguria dal 2008 al 2013 dal 13,5% al 21,1% (7,6% in più) un punto in più della media nazionale. Se si guardano i dati nel periodo della crisi dal 2008 ad oggi relativi al PIL, al saldo tra imprese iscritte e cessate, all'esportazioni di beni verso l'estero, alla domanda interna, il quadro presenta analoghe e fortissime criticità.
A pagare sono soprattutto le forze deboli e precarie del mondo del lavoro: giovani, contratti a termine, contratti a progetto, lavoro occasionale, partite IVA oltre a migliaia di micro imprese, senza contare che le difficoltà hanno colpito duramente anche le imprese di più grandi dimensioni.
Le domande che ci dobbiamo porre sono: questo andamento verso il declino si può arrestare? È possibile un nuovo modello di sviluppo più sostenibile tanto dal lato sociale quanto dal lato ambientale? È possibile che la politica si riprenda il proprio ruolo e torni a soddisfare i bisogni fondamentali dei cittadini a partire dalla ricerca del lavoro, dal diritto alla salute e dalla difesa del rischio povertà? È possibile immaginare un futuro in Liguria per una intera nuova generazione che per la prima volta da sempre ha di fronte a sé un orizzonte peggiore rispetto a quello dei propri padri?
Siamo convinti che dare una risposta affermativa a questi interrogativi sia possibile e che in Liguria ci siano le risorse, innanzitutto umane, le intelligenze e le potenzialità per invertire la rotta, ma per farlo serve un grande nuovo progetto, per farlo c'è bisogno di individuare non solo un buon programma amministrativo per le prossime elezioni, ma alcune linee forti che diano coerenza alle tante scelte puntuali che dovremo fare in questo ultimi mesi di governo e ancora di più nel nuovo ciclo che si sta per aprire.
Per uscire dal guado della crisi l'unica via è immettere una dose massiccia di innovazione in tutto il sistema ligure, consapevoli che la manutenzione dell'esistente non porta da nessuna parte visto che l'esistente nel frattempo sta crollando inesorabilmente. Dipende da noi, dalla forza di una nuova visione, dal coraggio di rischiare in campo aperto. E crediamo sia a maggior ragione responsabilità di una nuova classe dirigente, quella che si candida a governare la Liguria nel prossimo decennio, porsi l'obiettivo non solo di gestire la transizione, non solo di ridurre i danni della crisi, ma di mettere in campo i tratti di fondo di un nuovo modello di sviluppo fondato su una nuova qualità della vita, dell'ambiente, del lavoro, e della crescita.


Un modello di sviluppo sostenibile per la Liguria per un'economia green e smart


Tra le poche certezze del nuovo secolo c'è che modello di sviluppo derivato dal secolo scorso non è sostenibile: costa moltissimo e non è più capace di generare crescita. L'ostinazione con cui alcuni governi del nostro Paese hanno negato questo semplice assunto, l'idea del mercato senza regole, la supremazia della finanza sull'economia reale, l'idea che la competitività si fondasse sulla compressione dei diritti sociali, la volontà di ridimensionare il welfare universale pubblico per suscitare un nuovo sviluppo ha fatto sì che oggi il nostro Paese stia pagando a caro prezzo un modello mordi e fuggi che oggi è in crisi e non sa trovare altre soluzioni se non giocare in difesa di vecchi modelli attraverso soluzioni sempre più al ribasso.
Abbiamo lasciato che il nostro Paese arrivasse a consumare quattro volte le risorse di cui dispone e che si generassero cortocircuiti con enormi danni sul profilo sociale e occupazionale. Occorre la forza di una nuova visione, il coraggio di rischiare in campo aperto. Bisogna smettere di giocare in difesa e passare all'attacco a costruire il nuovo modello sostenibile. "Europa2020" mira a una crescita capace di essere a un tempo sostenibile (grazie alla decisa scelta a favore di un'economia a basse emissioni di CO2 e della competitività dell'industria), intelligente (grazie a investimenti più efficaci nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione), solidale (ossia focalizzata sulla creazione di posti di lavoro e la riduzione della povertà).


Dissesto idrogeologico e costi del modello di sviluppo


Prevenire non è spendere, è risparmiare oggi e non trovarsi domani con oneri inaccettabili. Ed è lavoro, professionalità, qualità della vita. Il ripristino dei versanti è un tema ineludibile, un investimento per consentire o favorire lo sviluppo della nostra regione. Occorre una nuova governance della manutenzione del territorio, semplificando e riorganizzando gli enti che attualmente sono preposti alla gestione e alla tutela del territorio. E' altresì necessario promuovere nuovi percorsi di attivazione delle filiere dimenticate rilette in chiave tecnologica e sistemica a partire dal legno, in tutte le sue valenze energetiche, artigianali, strutturali, naturalistiche, realizzando una vera e propria economia integrata dell'entroterra capace di coinvolgere tutte le realtà economiche e produttive.
E' necessario favorire la permanenza nell'entroterra di soggetti attivi che possano svolgere la loro vita in chiave moderna: la realizzazione della banda larga rappresenta uno di questi elementi, inoltre serve avviare un ragionamento sui servizi sanitari, trasportistici, commerciali, così come sono necessari interventi per garantire l'acceso ai mercati dei prodotti di nicchia ma di qualità, favorire la realizzazione di consorzi o distretti dei prodotti tipici e del turismo, potenziando l'accoglienza in chiave di sistema.
Il dissesto idrogeologico provoca danni fino danni dai versanti montuosi fino alla costa: occorre un Piano straordinario regionale per la difesa del suolo che integri risorse comunitarie, statali e regionali per un grande progetto che potenzi il sistema di prevenzione della protezione civile, metta in sicurezza il territorio ligure e generi investimenti, lavoro, sicurezza ambientale e dei centri abitati. La nuova programmazione dei fondi comunitari e in particolare i nuovi bandi devono dare alla tutela dell'assetto del territorio una priorità fondamentale individuando investimenti quantificabili e tempi certi di realizzazione.


Lo sviluppo industriale della Liguria: green, blue e circolar economy sono una scommessa tutta da giocare


Sul piano industriale oggi l'ambiente è uno dei driver principali per creare competitività: chiedere che i prodotti abbiano un ciclo di vita a rifiuto zero vuol dire promuovere professionalità nell'ingegneria, nell'ecodesign, nel recupero di una identità e capacità culturale e nuove e qualificate opportunità di lavoro. Il risanamento e l'efficientamento degli edifici pubblici è un grande mercato per le imprese e richiede maestranze qualificate, formate, competenze, ingegno, mani e cervelli a lavorare qui e non lontano. Adottare una fiscalità ambientale può voler dire non aumentare la pressione sui cittadini, ma piuttosto orientare la produzione o l'uso del suolo verso forme che pesano meno sulla salute o sulla sicurezza dei cittadini in termini di esternalità ambientali e quindi generano meno spesa pubblica.
Oggi il modello di successo delle aziende più sane e capaci si chiama green economy: il sistema produttivo italiano ha già colto questi segnali anche perché oggi le imprese e i processi culturali corrono avanti più forte di quanto la politica non sia stata capace di progredire restando ancorata a vecchi modelli. Uno sviluppo industriale in chiave di green economy genera qualità dei prodotti e dei servizi, ma richiede anche braccia e cervelli, tecnologia, gusto del bello, creatività, genera qualità del lavoro e capacità di occupazione nei segmenti alti, qualità della vita e del livello culturale e sociale oltreché salvaguardia dell'ambiente e del territorio. Gli indicatori economici rivelano che chi ha saputo investire nella green economy ha retto meglio alla crisi, oggi rispetto ai fenomeni di ripresa è più pronto a reagire ed è in grado di aggredire i mercati internazionali.
E' necessario un nuovo patto sociale ed economico che guardi al territorio, alle imprese, al lavoro e alla cultura di questo Paese, ed è compito del centro sinistra proporlo. Bisogna aiutare il sistema delle imprese a superare un livello attuale di scarsa competitività del nostro sistema produttivo, scarsa internazionalizzazione, bassa propensione all'innovazione, un approvvigionamento al credito sempre problematico.
Ma non c'è più tempo per scelte di campo tiepide. O si sta col vecchio in una difesa spasmodica, consapevoli che si sta solo ritardando un'inesorabile fine o si rilancia con la sfida del nuovo e del rinnovamento. Una volta affermato questo principio occorre seguirlo con coerenza. I fondi strutturali oggi nella loro lettura integrata devono sostanziare chiaramente queste scelte. Le linee guida sono: stimolare l'innovazione in un rapporto continuo tra ricerca e applicazioni industriali ad alto valore aggiunto; favorire la riorganizzazione e il riposizionamento dei grandi complessi industriali pubblici e privati; sviluppare una politica verso la piccola impresa che sostenga l'innovazione, la propensione alla crescita, l'internazionalizzazione e ne facili l'accesso al credito.


Il territorio, primo patrimonio


La visione di sviluppo per la nostra regione deve partire dai nostri grandi patrimoni: il territorio in primis. La nuova coalizione che guiderà la Liguria deve riuscire a generare un forte consenso, un grande processo culturale verso la necessità di attenzione al consumo di suolo. In 50 anni il consumo di suolo in Italia è aumentato del 156%, la popolazione del 24%. Per fermare questa corsa alla cementificazione del territorio dobbiamo sostenere con decisione e coerenza a tutti i livelli la legge sul suolo e strumenti urbanistici conseguenti che dicano e mantengano che prima di utilizzare nuovi territori è necessario dimostrare di avere utilizzato il patrimonio edilizio esistente riutilizzandolo, riqualificandolo e recuperandolo. Ci sono grandissime nuove potenzialità per l'edilizia: un immenso patrimonio aspetta di essere risanato ed efficientato. Contingentare lo sviluppo urbanistico non significa danneggiare l'edilizia, ma chiederle di lavorare diversamente con più qualità e meno speculazione e ancora più posti di lavoro qualificati.


Dal territorio, il turismo


La qualità del territorio ambientale e costruito sta alla base della possibilità di sviluppare fino in fondo come vocazione principale della Liguria le potenzialità dell'area turismo e cultura, dei valori del paesaggio, delle connessioni con tutta la gamma dei servizi.
Il turismo è un settore strategico di sviluppo economico, che deve diventare oggetto di un vero e proprio piano industriale e oggetto di specifiche politiche economiche, nazionali e territoriali. Le potenzialità del settore in termini di ritorno economico (PIL generato, posti di lavoro e indotto) sono enormi, anche in Liguria, e nonostante la crisi economica e i recenti fattori climatici. Occorre semplificare la governance, uniformare la classificazione delle strutture turistiche, definire e realizzare chiare strategie di promo-commercializzazione, potenziare l'intersettorialità propria del settore turistico che nel combinato ambiente/cultura/agricoltura trova forza, unicità e attrattività. Occorre attivare specifiche azioni a supporto delle imprese che operano nel settore del turismo e dell'accoglienza, nella maggior parte dei casi piccole e micro-imprese affinché possano competere in un mercato globale, dove grazie alle nuove tecnologie è in corso una vera propria rivoluzione della filiera.


Lo sport, per il valore socio educativo che ha e per la valenza economica che può esprimere, può associarsi in questo, le attività outdoor per una regione climaticamente favorevole sono una potenzialità quasi del tutto inespressa. Anche alcune infrastrutture e la mobilità sono strumenti di valorizzazione del territorio soprattutto se in chiave pedonale e ciclabile: il modello di Area 24 ha dimostrato che una grande infrastruttura ciclabile costiera per se estesa a tutta la Liguria costituirebbe un'operazione strategica di portata mondiale capace di sostenere da sola quote importanti di risanamento della nostra economia. Analogamente l'Alta Via necessita oggi solo di migliorare la rete di collegamento per una fruizione per tappe organizzate e l'organizzazione dei servizi dedicati. In questa chiave la valorizzazione del trasporto aeroportuale ed in particolare il rilancio dell'aeroporto di Genova anche attraverso il perfezionamento della cessione di quote e una migliore connessione dell'aeroporto di Villanova con il tessuto economico del ponente ligure possono rappresentare una importante opportunità per il turismo della Liguria. L'evento di Expo 2015 può diventare così un potente volano per tutto il settore.


La sinistra si vede in periferia


Negli anni '80 una grande battaglia per la qualità dei sistemi urbani ha portato a riconquistare i centri storici con un'azione di risanamento ma soprattutto di recupero dell'identità dei luoghi. Oggi questa battaglia deve rivolgersi alle periferie, dove il tema della riqualificazione passa dalla ristrutturazione degli edifici degradati e a dispersione energetica, ai temi sociali, alla capacità di inserire funzioni vivificanti. Dobbiamo concentrare energie, capacità progettuali e risorse per migliorare la qualità della vita dei nostri lavoratori, dei pensionati, delle fasce deboli e che proprio per questo dovrebbero essere supportate e non condannate a vivere in quartieri senza servizi e in condizioni di degrado crescente.
Ci vuole un grande piano per le periferie, le conurbazioni, occorre ridare una dimensione di vivibilità alla disordinata espansione urbanistica partita negli anni 60 e mai veramente cessata nella nostra regione. La qualità del costruito e degli spazi urbani è un diritto non solo di chi se lo può permettere, ma deve diventare la chiave per prevenire situazioni di disagio sociale, risanare il patrimonio edilizio esistente, introdurre innovazione, energie intelligenti, riduzione degli sprechi, comunità più forti e coese.


La gestione dei servizi ambientali


La gestione dell'acqua e dei rifiuti non ha ancora trovato un assetto definitivo dopo il grande processo di centralizzazione attraverso gli ATO.
Riguardo ai rifiuti, la Regione Liguria ha recentemente emanato il piano sulla linea della Direttiva europea che rompe con decisione alcuni schemi classici e impedisce il conferimento del rifiuto tal quale, ma impone invece una decisa azione sulla riduzione del rifiuto, il suo riuso e solo infine il riciclo. Il ridisegno quindi degli impianti in liguri cambia completamente rispetto al vecchio piano. Si tratta ora di far in modo di accelerare il più possibile la possibilità di trattamento delle frazioni separate. Occorre essere consapevoli anche che il meccanismo di una separazione sempre più netta può rappresentare una buona occasione occupazionale su un tema in cui è necessario in questo momento dotarsi di supporti ingegneristici, organizzativi e anche creativi per passare dalla gestione delle emergenze alla gestione di nuove risorse.
Sul piano della gestione dell'acqua è necessario procedere verso la concentrazione della gestione, migliorando l'efficientamento del sistema senza che questo voglia dire riduzione delle risorse, ma anzi, miglioramento e maggiore disponibilità nei confronti dei cittadini. Sul fronte della depurazione invece la Commissione Europea ci chiede provvedimenti urgenti per completare gli impianti in un quadro regionale ancora molto deficitario. Per altro, sul fronte del miglioramento della qualità dei nostri fiumi e del mare, gli interventi da mettere in atto si configurano come interventi di sistema. Le priorità in materia di servizi ambientali sono semplificazione degli assetti, efficienza dei sistemi, aggregazione dei soggetti societari e forte regia pubblica nella governance di sistema, con la Regione impegnata nelle funzioni di programmazione e controllo.


Infrastrutture, dibattito pubblico, logistica, portualità: Liguria porta del Mediterraneo verso l'Europa


Sviluppo urbano e infrastrutture devono essere strumenti al servizio del benessere dei cittadini e costituiscono in generale grandi opportunità di cambiamento. Le grandi infrastrutture sono indubbiamente azioni di grande responsabilità, proposte e realizzate per ottenere precisi risultati. E' compito dell'amministrazione regionale maturare la scelta chiedendo ai proponenti di dimostrare e comunicare la necessità della loro realizzazione e la capacità di restituire il danno ambientale che inevitabilmente producono in veri vantaggi economici, sociali e ambientali. La scelta deve essere supportata da un confronto vero e sincero con i soggetti territoriali e i cittadini sulla propria visione di futuro e di corretto uso della risorsa più limitata che abbiamo: il territorio. E' necessario però che una volta terminato il dibattito pubblico e il processo di partecipazione, attivati tutti i meccanismi di verifica e di monitoraggio, le procedure per la realizzazione non incontrino ulteriori ostacoli. Occorre integrare questo principio di partecipazione nella legislazione regionale. Per questo il nuovo centrosinistra propone di approvare nella prossima legislatura una legge simile a quella della Regione Toscana che istituzionalizzi forme e modi del "débat public" per le grandi opere e i grandi interventi sul territorio.
Nello stesso spirito vanno gestite le procedure e i cantieri in essere. A partire dalla Gronda di Ponente e dal Terzo Valico. Due interventi il cui impatto di consenso sul territorio si sta determinando anche sulla base del livello di partecipazione garantito nella fase che ha preceduto le autorizzazioni formali. Alto, con il Dibattito Pubblico, sulla Gronda, pressoché nullo sul Terzo Valico, comportando la necessità di uno sforzo di recupero del Comune di Genova e della Regione Liguria.
Oggi il Terzo Valico è un cantiere aperto ed il nostro obiettivo deve essere che venga garantito il suo inserimento all'interno di un disegno infrastrutturale più ampio che colleghi il sistema dei porti liguri alla Svizzera e ai mercati del nord Europa.
La Gronda sta entrando nel vivo della Conferenza dei Servizi e lì andranno conquistati tutti gli elementi necessari a rendere questo intervento sostenibile per il territorio ed efficiente dal punto di vista dell'alleggerimento del traffico pesante nel nodo di Genova.
Fondamentale sarà il rapporto tra il Comune, la Città Metropolitana e la Regione Liguria: qualsiasi giudizio politico si dia sulle grandi opere non può essere trasferito in una dinamica di conflitto istituzionale che non fa altro che indebolire i cittadini e il loro diritto a tutelare i propri interessi. Rappresentano priorità fondamentali per la nuova amministrazione regionale il completamento del raddoppio ferroviario della Savona – Ventimiglia, il completamento della variante Aurelia e la realizzazione della Pontremolese.
Un territorio come la Liguria può compiere uno straordinario passo in avanti dal punto di vista dell'efficienza dei trasporti e della qualità del territorio se si punterà a decongestionare i nodi urbani attraverso il sostegno, anche con l'utilizzo delle risorse europee, di infrastrutture di livello metropolitano e dell'estensione delle pedonalizzazioni e delle misure di limitazioni del traffico.
In questo senso più delle opere spesso contano le politiche di regolazione. Pensiamo quindi che la nuova Agenzia per il Trasporto Pubblico della Regione Liguria debba servire non solo a dirimere i conflitti tra i territori ma a disegnare davvero un sistema di trasporto che si basi sull'integrazione tra gomma e ferro, riconoscendo le differenze tra il servizio di natura urbana e quello extraurbano. Pensiamo a una Regione che recuperi definitivamente il suo ruolo di pianificazione, non di "risanatore di aziende".
Sarà quindi decisivo nel breve periodo introdurre un sistema efficiente di bigliettazione integrata e nel medio periodo ridefinire i livelli di servizio del trasporto ferroviario regionale. Solo da un nuovo perimetro contrattuale con il gestore del trasporto su ferro si potranno sfruttare gli investimenti in essere a ponente, levante e nel nodo di Genova e configurare un bacino unico il cui successo si basa sull'integrazione dei sistemi e non sulla loro divisione e permanere in concorrenza. Il servizio pubblico si tutela guardando al "pubblico di un servizio", ovvero agli utenti, che oggi pagano interamente il prezzo, sia in termini tariffari che di efficienza del servizio, di gestioni aziendali fallimentari e di un deficit di governo complessivo del sistema.
Potremo quindi superare la divergenza tra grandi infrastrutture di raccordo e mobilità locale. Ricordando che la peculiarità della Liguria sta nella sua forza: l'essere il più importante nodo logistico del Paese. Nello stesso momento in cui rivendichiamo a livello nazionale il ruolo dei Porti Liguri richiamando alla indispensabilità dell'introduzione di una vera autonomia finanziaria delle Autorità Portuali, dobbiamo coerentemente sapere che il sistema infrastrutturale della Liguria serve al Paese e non solo esclusivamente a se stesso. Proprio in quest'ottica deve essere migliorata e potenziata tutta la rete relativa al trasporto merci su ferro a servizio della logistica portuale. Solo vivendo in pieno questa dimensione nazionale ed europea possiamo quindi superare il dibattito, spesso semplificatorio, sulla governance dei porti che si protrae da anni in Parlamento senza alcun risultato.
Nella nostra Regione convivono due sistemi portuali: uno dell'area centrale che va da Sampierdarena a Vado Ligure e uno dell'alto Tirreno che da La Spezia si estende fino al centro Europa. Non ci sottraiamo quindi all'esigenza di garantire una pianificazione e un governo unitario di questi due sistemi, almeno per quello che interamente ci compete, ma rifiutiamo l'idea che la semplice soppressione degli Enti comporti risultati migliori. Proponiamo un modello di tipo industriale che sia in grado di integrarsi nelle funzioni di indirizzo e sulle scelte strategiche al fine di massimizzare gli investimenti, garantendo ai territori il governo delle decisioni. Oggi le Autorità Portuali sono a tutti gli effetti delle articolazioni della Pubblica Amministrazione: pur mantenendo la loro dimensione pubblicistica, dobbiamo operare per renderle più orientate alle esigenze di rispondere a un mercato che premia le economie di scala e non la competizione all'interno dello stesso territorio. La Liguria è competitiva nel Mediterraneo e con il Nord Europa se supera le frammentazioni territoriali ed i localismi.
In questo quadro e per essere coerenti con quanto già detto, proponiamo che alle Autorità Portuali possa essere assegnato il compito di gestire le concessi e/o sovrintendere alla realizzazione delle infrastrutture che hanno un impatto decisivo sul sistema logistico.


Le priorità del nuovo welfare al servizio del territorio


Per quanto la crisi economica e la contrazione di risorse possano costituire un ottimo alibi per un welfare residuale e riparatorio rivolto solo ai più bisognosi, noi crediamo che l'attenzione verso la qualità della vita di tutti i cittadini costituisca il tema fondamentale di un buon governo. Non si tratta quindi di pensare a politiche sociali e sanitarie tradizionalmente intese, e nemmeno di occuparsi solo dei più fragili: il lavoro, le infrastrutture, i trasporti e l'ambiente, la casa e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro non possono essere trattati a compartimenti stagni. Occorre oggi avere il coraggio di una vision complessiva, un modello di convivenza civile e da quella declinare policies trasversali fortemente interattive, di cui misurare costantemente l'impatto.
I bisogni dei cittadini e delle loro comunità cambiano repentinamente in quantità e qualità: un'Amministrazione deve e può dare risposte all'altezza del cambiamento, costruendole insieme alle parti sociali e alle forze economiche, non trascurando un importante investimento, a partire dall'amministrazione regionale, che miri a una crescente professionalizzazione di risorse umane capaci di potenziare la programmazione, progettazione e gestione di fondi comunitari, con particolare riferimento al FSE e al FESR.


Non c'è dubbio però che alcune priorità vadano identificate per dare concretezza al proprio operato e per porre al centro il supporto ai soggetti più fragili:


1) Contrasto alla povertà: il reddito minimo di inserimento


La nostra Regione presenta alcuni degli indicatori peggiori del Nord Ovest in materia di occupazione e povertà: una clamorosa emergenza sociale a cui è necessario rispondere con soluzioni incisive e innovative. Il reddito minimo quale strumento volto al reingresso nel mondo del lavoro e/o ad una tutela contro povertà ed esclusione sociale, è senza dubbio uno degli strumenti chiave per rispondere ai bisogni delle persone, grazie alle sue caratteristiche di selettività, non discriminatorietà e proporzionalità. In attesa che il Reis venga istituito a livello nazionale, ci si potrà comunque attivare per rendere possibile una sperimentazione a carattere regionale, a partire dalla ridefinizione e razionalizzazione delle diverse misure nazionali e locali e dei diversi servizi esistenti che forniscono, di fatto, sostegno indiretto al reddito per le persone in condizioni di povertà (mense, distribuzione generi di prima necessità, sussidi per l'inclusione sociale, nuova social card, contributi all'affitto, tariffe agevolate etc.), personalizzandone la programmazione e incrementandone l'efficacia sulla scorta dell'esperienza del "budget di cura" già sperimentata in altri ambiti. Il coinvolgimento del Terzo Settore e delle risorse comunitarie di prossimità sarà fondamentale affinché tali risorse servano sempre più come volano di promozione delle persone e siano sempre meno un mero palliativo del disagio economico.


2) Non autosufficienza


La nostra regione, che per le sue caratteristiche demografiche rappresenta un potenziale laboratorio delle politiche sociali in materia di invecchiamento e non autosufficienza, deve promuovere ed intensificare azioni sinergiche e di forte integrazione con la sanità al fine di organizzare, in rete con tutti i soggetti coinvolti nel percorso di cura, un sistema efficace su tutto il territorio in grado di dare risposte adeguate e diversificate, puntando molto su sperimentazioni e innovazione.
L'attuale governo regionale ha avviato sperimentazioni di eccellenza (vedi "Dote di cura" e dimissioni protette tramite "Codice d'argento o "Meglio a casa") che vanno in questa direzione e attendono gli strumenti operativi per attivarsi o proseguire verso la stabilizzazione e diffusione del servizio su tutto il territorio.


3) Casa: un diritto per tutti


Si è lavorato intensamente nel corso dell'ultimo anno per le modifiche alla legge regionale 10 dell'era Biasotti in materia di edilizia residenziale pubblica.
Tre sono i punti strategici a cui dedicare massima attenzione:
- garantire l'approvazione in tempi brevi delle modifiche alla legge regionale 10 e successivamente dei regolamenti comunali di applicazione della legge con la definizione di criteri anche a valenza territoriale;
- stimolare con forza il Governo a definire concrete misure economiche di sostegno all'affitto, del tutto annullate negli anni precedenti, in attesa di un Fondo Unico socio sanitario a sostegno delle politiche per la persona;
- far sì che le politiche abitative e sociali si parlino sempre di più, in modo che la casa torni a essere un diritto modulato rispetto alla disponibilità di risorse e, dove non ci siano, a sostegni mirati, anche economici, all'abitare. Questo anche per affrontare le cause della cosiddetta morosità detta incolpevole.


4) Pari opportunità e conciliazione; servizi per la prima infanzia e per le fragilità


Lo sviluppo economico di un territorio si misura anche attraverso l'inclusione sociale e lavorativa delle donne, due obiettivi che vanno perseguiti attraverso politiche attive del lavoro e di empowerment, ma soprattutto attraverso politiche socio assistenziali e socio educative in grado di rispondere efficacemente all'annoso problema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Un tema che coinvolge per fortuna sempre più anche gli uomini, ma che permane a carico della figura femminile, schiacciata tra la cura dei figli e dei genitori anziani. Un tema che non può non vedere parte attiva nel sistema imprenditoriale e nel Terzo Settore per la costruzione di risposte e servizi, ottimizzando risorse umane ed economiche, dove soprattutto la politica deve segnare in maniera determinante un cambio di passo, potenziando anche azioni di empowerment al femminile.


5) Politiche giovanili e servizio civile


Il buon governo investe nel presente per costruire il futuro: è un dovere verso i nostri giovani che pagano il prezzo più alto di questa crisi non solo economica. Non esistono risposte preconfezionate e buone per tutti: il futuro è nelle loro mani e dipenderà dalle possibilità che avremo concesso loro per agire pienamente in base a un diritto di cittadinanza responsabile. Il nostro compito è dunque quello di costruire e distribuire equamente strumenti e opportunità rivolte ai giovani, supportando efficacemente le loro famiglie e le agenzie educative.


Formazione e orientamento


Se il lavoro è tema urgente, drammatico e centrale, è evidente che il tema della formazione e dell'orientamento deve strutturarsi in politiche attive efficaci, con ricadute certamente nel breve termine, ma con la grande abilità di poter guardare lontano.
Accogliamo con favore la volontà del Governo di mettere mano alla riforma della scuola, ma in attesa che ciò avvenga, reputiamo strategico mettere in campo azioni di sistema capaci di rafforzare gli istituti scolastici e formativi non solo nelle loro infrastrutture materiali e immateriali (edilizia, banda larga, ...) ma soprattutto nel loro ruolo educativo e di ponte, insieme alla famiglia, verso il mondo degli adulti, con un'attenzione prioritaria al lavoro, all'autonomia, insomma alla possibilità di avere dignità di cittadinanza.
Un arduo compito che le istituzioni scolastiche e formative non possono svolgere da sole, laddove invece la Regione può e deve costruire una programmazione in grado di attivare sinergie e connessioni strategiche con il mondo del lavoro, delle imprese, delle istituzioni che rappresentano il termometro necessario alle azioni di orientamento, oltre che lo strumento primo per trasferire efficacemente, come ci ha ricordato l'Europa, anche quella cultura organizzativa e di auto-imprenditorialità, che associata alla capacità di innovazione, determina spesso la chiave del successo e delle tristemente note fughe di cervelli.
La nuova amministrazione regionale dovrà poi dedicare particolare attenzione a due temi fondamentali come quello della formazione permanente e al presidio delle scuole nelle zone montane.


Terzo settore e Testo unico regionale


La Regione Liguria è la prima Regione italiana che ha provveduto, attraverso un complesso percorso concertativo, a razionalizzare l'intera normativa regionale in materia di Terzo Settore (L.R. 42/2012) anticipando sotto certi aspetti, nei limiti delle proprie competenze, il Governo Renzi. Un sfida culturale capace di portare semplificazione e innovazione nelle partnership tra pubblico e privato sociale, per consentire una vera e propria condivisione delle decisioni relativamente alla programmazione, progettazione, attuazione e valutazione delle politiche, dei servizi e degli interventi sociali. Un fattore di integrazione (ancor prima che nell'offerta dei servizi) a partire dalla condivisione con le Istituzioni dell'esercizio della funzione sociale, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale contenuto nell'articolo 118 della Costituzione, ed operativamente specificato, per quanto concerne le autonomie locali, nell'articolo 3 del T.U. n. 267/2000 sull'ordinamento degli enti locali.
Al cammino normativo che sta concludendo i suoi passi fondamentali in questa legislazione, deve affiancarsi nell'immediato una fase di implementazione e potenziamento delle buone prassi attraverso impegni politici chiari e il necessario supporto da parte della Regione alle amministrazioni pubbliche locali e agli enti di terzo settore in questo percorso di sostanziale trasformazione culturale, specie in materia di affidamenti, che anche sotto il profilo normativo trova nel dettato comunitario importanti novità da introdurre.


La gestione associata delle funzioni sociali


Nel Piano Sociale integrato Regionale si fa riferimento in materia sociale al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", che prevede diverse forme giuridiche per la gestione associata dei servizi: convenzione, consorzi, unione di Comuni, esercizio associato di funzioni e servizi, accordi di programma. Tali forme possono interessare anche la funzione sociale. Questi strumenti sono preziosi per garantire utili sinergie gestionali, la messa in comune di risorse, la condivisione di strutture organizzative, la selezione di obiettivi comuni, una migliore integrazione tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti, per concertare e dare gambe al Piano delle Attività Territoriali delle Asl, d'intesa tra queste e i Comuni, in definitiva per migliorare le performance dei servizi. Le amministrazioni in questo contesto sono chiamate a promuovere queste modalità associative. E' tuttavia responsabilità della politica favorire la formazione degli amministratori a lavorare insieme, a condividere obiettivi e strategie in un'ottica di razionalizzazione della spesa che deve essere strettamente connessa alla gestione efficace ed efficiente dei servizi sociali territoriali per rispondere alle richieste sempre più complesse e articolate dell'utenza. Anche in questo caso diviene strategico sia lo scambio di buone prassi già esistenti, sia la definizione di protocolli operativi che coinvolgano anche gli ordini professionali, l'ANCI e il Terzo Settore.


L'integrazione socio-sanitaria


Due Fondi Nazionali, due assessori regionali, due direttori di distretto sanitario e sociale sono alcuni indicatori di una integrazione che non è mai avvenuta sia in ambito organizzativo sia in ambito metodologico. Ormai è chiaro a tutti che, in un'ottica di "spendig review", diminuire l'attenzione al sociale in termini di investimento determina l'aumento della spesa sanitaria: meno assistenza domiciliare, meno contributi economici di sostegno all'abitare, meno interventi preventivi socio educativi e di affiancamento alla quotidianità determinano maggiori ricoveri sia ospedalieri sia residenziali di ogni tipo. La ovvietà di questo ragionamento (dimostrata concretamente, ad esempio, da alcune eccellenti sperimentazioni rivolte a contrastare la mancata integrazione sociosanitaria vedi dimissioni protette di over 65 in collaborazione con Ospedali e Comuni) deve spingere a sostenere scelte coraggiose che vadano verso il trasferimento di risorse della sanità sul sociale anche attraverso il rafforzamento dei servizi territoriali, sostenendo i ricoveri e la residenzialità solo dove siano strettamente opportuni e mirati. E' necessario certo un forte intervento politico nazionale nell'impostare e finanziare una riforma complessiva del sistema che indirizzi efficacemente verso politiche che riconoscano e supportino le funzioni integrate, punto strategico per l'agenda politica della nostra Regione.


Salute: la persona al centro


Lo sforzo compiuto per rientrare dal debito accumulato negli anni di governo del centrodestra (2000-2005) è stato enorme, aggravato anche dalla progressiva riduzione di risorse: un'eredità troppo pesante che non ha consentito di attuare fino in fondo quei cambiamenti necessari per offrire risposte alle nuove necessità di salute dei cittadini.
Il nostro obiettivo è sostenere la Regione affinché intraprenda un'efficiente politica dei servizi attraverso una moderna concezione di Reti tra loro interconnesse, mantenendo un punto fermo: qualsiasi intervento dettato da eventuali piani di rientro non deve in nessun modo penalizzare i livelli qualitativi essenziali dei servizi per il cittadino, individuando "percorsi" di diagnosi, assistenza e cura per ogni persona.
Crediamo che ci debba essere più umanità nella cura dei cittadini. Per fare questo riteniamo sia necessario attivare un programma di formazione del personale e di modifica dell'organizzazione in particolar modo nell'area critica, nella pediatria, in oncologia, nell'assistenza domiciliare e nella comunicazione. Per valutare l'impatto del programma, il grado di soddisfazione dei cittadini verrà costantemente monitorato.


La rete dell'emergenza


Il primo passo è ridefinire la rete dell'Emergenza/Urgenza, dando vita ad un capillare sistema regionale, in grado di garantire da Ventimiglia a Sarzana la sicurezza della presa in carico di qualsiasi emergenza in modo efficace e tempestivo. Al tempo stesso la politica deve far comprendere alla cittadinanza che esistono possibilità ben più efficaci del piccolo ospedale sotto casa. Occorre sviluppare punti di soccorso distribuiti sul territorio, sostenuti da un'organizzazione in grado di valutare sul posto il paziente e di trasferirlo nel presidio, aperto nelle 24 ore. E' necessario partire dalla programmazione della rete dell'emergenza per adeguare la rete territoriale e riorganizzare la rete ospedaliera sfruttando le risorse anche nell'ambito della quota nazionale della nuova programmazione del Fondo di Sviluppo e Coesione 2014-2020.
Questo passaggio è necessario per finanziare nuovi presidi ospedalieri, disporre in tempi brevi di un quadro delle risorse effettivamente disponibili e programmare al meglio la realizzazione dei nuovi complessi e la riconversione delle vecchie strutture. Definita la rete dell'emergenza sarà possibile distribuire adeguatamente i ricoveri programmati in punti strategici, gestendo l'offerta pubblica e quella privata per garantire risposte certe e tempi di attesa ridotti. Il ricorso al privato ad integrazione del pubblico ed in funzione di contenimento delle fughe, come ad esempio nel caso sperimentale di Albenga, va nella giusta direzione, ma richiede una revisione del sistema di accreditamento. Per limitare le fughe dei pazienti alla ricerca di cure a bassa e media complessità sarà altresì necessario stabilire accordi con le regioni confinanti.


Le reti territoriali


Tutti i recenti studi confermano come le regioni maggiormente in difficoltà siano deboli nelle Reti Territoriali e abbiano problemi con la presa in carico dei pazienti: la mancanza di percorsi di cura in grado di collocare il paziente ad un livello adeguato alla sua condizione gli impedisce di usufruire e trarre vantaggio della corretta sequenza di cure e servizi di cui avrebbe diritto.
Occorre limitare il più possibile la permanenza del cittadino in ospedale ad alta intensità, mentre le medie e basse complessità devono essere trasferite in cure intermedie e a domicilio. Intendiamo valorizzare il ruolo dei medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e le figure professionali sanitarie integrandole con la medicina specialistica attraverso la creazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali. Vogliamo dare una risposta innovativa ed integrata alle urgenze di bassa complessità attraverso le Case della Salute: strutture aperte dodici ore al giorno per sette giorni alla settimana capaci di erogare servizi sanitari, sociosanitari e socio assistenziali rivolti alla popolazione dell'ambito territoriale di riferimento, fornire orientamento sui servizi, assicurare la presa in carico fin dal momento dell'accesso, garantire assistenza per i problemi ambulatoriali urgenti, per la gestione delle patologie croniche e per il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all'ospedale. Perché tutto questo possa avvenire è necessario che i confini dei distretti sociali e sanitari coincidano: sì a "Distretti forti" in grado di garantire una adeguata "governance" del sistema territoriale in stretto contatto con il 118.


La rete della riabilitazione


In Liguria un terzo della popolazione è colpito da patologie croniche. Anche in questo caso il modello proposto è quello della "presa in carico" della persona: cure primarie capaci di offrire un percorso diagnostico adeguato in grado di programmare "follow up" ed esami, possono alleggerire la rete diagnostica, riducendo i tempi di attesa e garantendo una gestione più economica delle risorse grazie ad una migliore valutazione delle necessità. Crediamo in un sistema a "rete" con più livelli di intensità e l'impiego di diverse figure professionali in chiave multidisciplinare.
Il "Nuovo Patto della Salute 2014-2016" rappresenta un primo passo per mettere in atto quanto appena descritto: molti dei punti condivisi in conferenza stato-regioni coincidono con la nostra visione e danno indicazioni precise su come dovrà essere organizzata una sanità di qualità e sostenibile. E' nostra intenzione proseguire in questa direzione per garantire l'erogazione dei Lea in modo appropriato ed assicurare la qualità, l'equità e l'universalità del sistema sanitario ligure.


La prevenzione


Occorre poi sostenere la Regione affinché sposti l'attenzione e le risorse dalla cura alla prevenzione e alla promozione della salute. Una prevenzione attiva che prevede quindi il passaggio dalla medicina cosiddetta "medicina d'attesa" o "passiva" , nella quale l'organizzazione sanitaria aspetta che il paziente manifesti un bisogno di salute, alla "medicina di iniziativa" o "attiva", capace non solo di assistere l'individuo malato, ma soprattutto di intervenire per tutelare e promuovere la salute, studiando il contesto socio-economico-ambientale in cui vive la comunità e coinvolgendo l'intero sistema sanitario (dipartimento di prevenzione – strutture ospedaliere- medici di famiglia – servizi sociali – Distretti socio sanitari). Una medicina di iniziativa capace quindi di dare valide risposte preventive alle malattie croniche degenerative divenute oggi prevalenti ( depressioni, diabete, alzheimer, malattie cardiovascolari, tumori, patologie correlate al rapporto uomo ambiente e ai comportamenti individuali influenzati dalle condizioni sociali).
Per questo risulta importante il recupero dell'impegno e del potere decisionale delle amministrazioni comunali nell'ambito dello sviluppo dei servizi territoriali ponendo al centro la tutela della persona ed il coinvolgimento della comunità in tutte le sue espressioni.


Un solo assessore per la salute e le politiche sociali


Per attuare questo progetto di ampio respiro, in grado di trasformare e adeguare il sistema sociale sanitario regionale alle necessità della Liguria, occorre un forte e unitario governo del sistema salute. Questo governo deve avere una visione chiara per indirizzare, programmare, gestire, controllare e infine verificare quanto messo in atto: è pertanto necessario ragionare per il futuro di un assessorato in grado di avere una visione integrata sia all'approccio sanitario che sociale supportato dall'Agenzia Regionale della Sanità, organo tecnico di indirizzo e governo per la realizzazione pratica di quanto esplicitato nel PSR. Per poter compiere scelte così importanti sono indispensabili tre fattori: valorizzare le competenze, condividere scelte e risorse e soprattutto riconquistare la fiducia dei cittadini liguri.


La sfida delle sfide: semplificazione, servizi e riforma istituzionale tra Città Metropolitana, nuove Province e associazionismo tra Comuni


La Liguria dei prossimi dieci anni dovrà affrontare un'autentica rivoluzione degli assetti istituzionali: la nascita della Città Metropolitana, le nuove Province, l'associazionismo comunale, il riordino delle funzioni amministrative, la riforma del Titolo V. Tutto ciò non trascurando mai gli obiettivi primari: la semplificazione amministrativa per gli Enti Locali e, soprattutto, per i Cittadini e la qualità dei servizi erogati.


Città Metropolitana di Genova


Fondamentale sarà inquadrare il ruolo e le funzioni di questo nuovo ente, con ampi spazi ancora da definire, un soggetto istituzionale che va ben oltre le prerogative della Provincia e si configura come un soggetto diverso, che unisca i territori vicini, ma differenti, che sappia creare sinergie, reti e, soprattutto, sappia fornire adeguati servizi ai Cittadini. Dobbiamo porci l'obiettivo di un governo di area vasta che, integrando le potenzialità di Genova e dei territori vicini, promuova occasioni di crescita per fare di Genova e dell'area metropolitana genovese un motore di sviluppo sempre più integrato, che valorizzi i territori omogenei, e sia competitivo e in grado di stare al passo con le sfide del mondo globalizzato, in un contesto europeo da giocare da protagonisti.


Province


Ridimensionate, private di una rappresentatività diretta dei Cittadini dovranno sempre più rappresentare uno strumento dei Comuni per gestire quelle funzioni di area vasta che non possono essere svolte dalle singole Amministrazioni Comunali. Ciò dovrà avvenire avendo ben chiara la loro funzione: non arena politica, ma erogatore di servizi ai Cittadini, direttamente o attraverso i Comuni, Comuni che dovranno essere i veri gestori della nuova Provincia attraverso i propri rappresentanti nel Consiglio Provinciale e nell'Assemblea Provinciale.


Associazionismo comunale


La strada è tracciata, i Comuni sotto i 5000 abitanti, 3000 se appartenuti a Comunità Montane, entro la fine dell'anno dovranno completare il percorso che condurrà allo svolgimento in forma associata di nove funzioni fondamentali previste dalla normativa. Evidente la necessità di accelerare il processo dell'effettivo associazionismo comunale ed in questo contesto la Regione dovrà rappresentare un sostegno ed un punto di riferimento nell'esercizio delle funzioni associate: attraverso incentivi finalizzati che dovranno essere ripetuti per un adeguato numero di anni, con la definizione degli ambiti ottimali che dovranno prestare particolare attenzione alla eterogeneità territoriale, sociale, culturale ed economica che caratterizza la Liguria, muovendo ogni scelta attraverso il confronto e la condivisione con i Comuni interessati, favorendo, in sostanza, l'associazionismo e lo sviluppo delle Unioni di Comuni quali strumento per gestire efficacemente ed efficientemente risorse e servizi di competenza.
L'obiettivo principale di questa nuova stagione costituente sarà quindi quello di definire con chiarezza il nuovo sistema istituzionale della Regione Liguria, procedendo ad un riordino complessivo delle competenze tra Comuni, Città Metropolitana, Province e Regione.
Questo nuovo assetto dovrà evitare sovrapposizioni e confusioni di competenze, dispersione di risorse. La possibilità di poter agire con competenze specifiche attribuite a diversi Enti di governo del territorio, consentirà di definire più chiaramente i compiti programmatori e legislativi della Regione da un lato e gli Enti (Comuni, Unioni di Comuni, Città Metropolitana, Province, Regione) con le dimensioni "ottimali" per la gestione delle singole funzioni.
Razionalizzare il sistema delle istituzioni locali significa mettere in campo un radicale processo di semplificazione della Pubblica Amministrazione, in tutti i suoi settori, dalla Regione ai Comuni. Razionalizzare le competenze significa anche ridurre la burocrazia, i tempi autorizzativi, l'eccessivo irrigidimento delle procedure legislative, sia nei confronti dei Comuni (si pensi al numero di enti coinvolti nella pianificazione territoriale), che - principalmente - nei confronti dei Cittadini, dei professionisti e delle imprese.
In tal senso, la riforma dovrà garantire sia una migliore organizzazione della struttura della Pubblica Amministrazione, sia una nuova stagione di E-governement, digitalizzando gli Enti Locali. Risultato atteso: meno code, servizi on line e il divieto di chiedere e richiedere al Cittadino informazioni e dati già in possesso della Pubblica Amministrazione.
Da qui a 5 anni dovremmo impegnarci per realizzare una diffusione in tutta la Liguria del Wi-Fi libero ed ancor di più a dar concreta attuazione all'Agenda Digitale, il cui ritardo si stima pesi per quasi un miliardo al mese sull'economia del Paese. L'Agenda Digitale è infatti una vera e propria infrastruttura digitale che facilita l'interscambio dei dati nella Pubblica Amministrazione: la sua realizzazione permetterebbe non solo notevoli vantaggi in termini di risorse, ma anche di tempi e di qualità dei servizi in favore dei cittadini che non dovrebbero più farsi carico dell'interoperabilità e dell'integrazione tra le amministrazioni.
Per fornire una migliore qualità dei servizi sarà indispensabile rafforzare quindi, insieme alla semplificazione, la strada intrapresa della razionalizzazione nella gestione delle risorse.
La nascita, ad esempio, dell'Agenzia unica del trasporto pubblico regionale rappresenta il primo tassello per giungere ad un'unica azienda che possa ottimizzare acquisti, spese amministrative, quadri dirigenziali e, di conseguenza, ridurre le spese improduttive e fornire un servizio adeguato, indispensabile ad una Regione come la Liguria, caratterizzata da costa ed entroterra, da valli e lunghe percorrenze.
Considerazioni analoghe valgono per gli ATO acqua e rifiuti. Occorre sviluppare un approccio comprensoriale per servizi che non possono più essere erogati con efficienza dai singoli Comuni ma che, al contrario, possono trarre importanti benefici qualitativi ed economici da una gestione di Ambito Territoriale Ottimale. A questo proposito l'esperienza vissuta in Provincia di Genova sul tema acqua, ovviamente depurata dagli errori commessi, rappresenta un ottimo esempio di efficientamento e sussidiarietà tra Amministrazioni Pubbliche che ha consentito, ad esempio, la realizzazione di infrastrutture per la distribuzione dell'acqua e per la gestione dei reflui che i singoli Comuni, nella stragrande maggioranza dei casi, non sarebbero mai stati in grado di realizzare da soli. Da questa positiva esperienza non si può né si deve arretrare ma, al contrario, occorre trarne spunto per applicarla efficacemente al tema sempre più delicato dei rifiuti.

 

Primarie regionali 2015 - manifesto centrosinistra

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