Minetti: "L'approccio alla complessità è la chiave per un modello di sviluppo sostenibile"

Genova, 29 novembre 2014

La presidente dell'Assemblea Regionale PD Liguria interviene a #oltrelapioggia

minettioltrelapioggiaclicca sull'immagine per rivedere l'intervento

Devo un ringraziamento a tutti voi qui, allo staff di #oltrelapioggia, alla segreteria politica regionale, alla segreteria operativa, agli uomini e alle più donne che hanno lavorato fattivamente, ai ragazzi che ci hanno aiutato e che ci danno un po' di speranza per il riavvicinamento dei giovani all'impegno politico.

Ringrazio il Cap che ci ha ospitato in questa bellissima struttura oggi centro di attivo confronto, dibattito, attività sociale aperta al territorio.

Abbiamo scelto n luogo simbolo del lavoro, perché questo è sempre il nostro primo pensiero, perché il cambio di modello di sviluppo che oggi discutiamo è un modello economico. Quello vecchio è andato in crisi ne cerchiamo uno sostenibile. Un modello per lavorare, produrre, amministrare, consumare, gestire il territorio, pianificare, muoversi, vivere nel nuovo millennio in Europa. Un modello basato sulla sostenibilità, su un uso intelligente delle risorse: la prima, più delicata, il territorio.

La distanza oggi esistente tra la politica e i cittadini ha cause più nobili e meno nobili ma in gran parte si alimenta dell'incapacità della politica di dare risposte quando non coglie la complessità delle relazioni e delle interdipendenze tra le diverse dinamiche sociali, economiche e ambientali e agisce invece in maniera settoriale, con visioni di breve periodo.

Non possiamo più proporre una visione di futuro che non tenga conto della complessità. Della complessità e della democrazia: una profonda condivisione tra noi e con i soggetti sociali, economici e con i cittadini. Ci occorre una visione chiara in cui collocare i tasselli del nostro agire quotidiano, con grande coerenza e serietà come in un puzzle.

Qualche decina di anni di fa ci interrogavamo se si potesse avere uno sviluppo compatibile con l'ambiente, oggi sappiamo che non possiamo pensare ad uno sviluppo senza l'ambiente. E non solo perché le risorse sono limitate, certo, ma soprattutto perché l'ambiente è diventato uno dei driver più importanti per la ripresa economica. Non da oggi l'Europa ci invita a sviluppare politiche di sostenibilità perché la partita della competitività del nostro sistema produttivo è giocata in larga parte sulle performance ambientali e sociali dei nostri prodotti. La sostenibilità è forse l'unico strumento rimasto a difesa del prodotto europeo.

Il tema quindi è quello della gestione sostenibile ed intelligente delle risorse, ma il tema è anche quello della ricerca della qualità. Qualità dei prodotti, del territorio, del cibo, degli edifici, del vivere.

Durante il boom economico l'industria italiana portava in tutto il mondo la sua creatività, l'ingegneria e la bellezza dei prodotti, oggi nei musei come pezzi pregiati di modernariato. Negli ultimi vent'anni rassegnarsi al brutto, al degrado e alla scarsa qualità e non ha difeso la nostra economia: dall'industria alla cucina, dal turismo ai servizi, agli edifici e al paesaggio costruito. Ha fatto male al nostro consumatore e alla nostra impresa: chi cercava la qualità italiana non l'ha più trovata e ha guardato altrove.

Perché la sostenibilità? Perché la green economy? Perché chi ha saputo investire in ambiente e innovazione ha retto meglio alla crisi e oggi è più pronto a reagire ai fenomeni di ripresa, è in grado di aggredire mercati internazionali e non solo di difendersi. E questo non solo nell'industria: molti si sono proprio rifugiati nell'economia verde spinti fuori dai mercati tradizionali: nuovi agriturismi, forme di economia integrata, l'albergo paese, i consorzi di prodotti, società forestali. Chi ci avrebbe creduto 10 anni fa?

Perché oggi nonostante la crisi c'è una diversa capacità del consumatore di distinguere la qualità dei prodotti e un prodotto intelligente, che non spreca risorse scarse è sicuramente un prodotto più competitivo. I prodotti a marchio ambientale ormai a prezzo quasi parificato rispetto al prodotto convenzionale tengono. Così si può costruire un nuovo modello: sostenibile perché duraturo, robusto e basato sulla qualità dei prodotti, della vita, del lavoro, dei servizi. E i giovani possono trovare in questo modello quelle opportunità che li mettono in collegamento al pari i loro colleghi europei perché anche sul piano qualitativo la Green Economy ha sviluppato una capacità occupazione nei segmenti alti: ci vogliono braccia ma ci vogliono anche cervelli, ci vuole tecnologia, gusto del bello, creatività.

E già si affaccia l'economia circolare: la vita "rotonda" dei prodotti di consumo che consente alle aziende di limitare gli sprechi e quindi i costi sino al 70-80% dice la Peugeot rispetto alle sue parti in plastica. Esempi già non mancano: dalla produzione di biogas dagli scarti alimentari, fino a scarpe e vestiti fabbricati con bottiglie di plastica usate. Roba per strani? Tutt'altro! Al Circular Economy 100, un club di cento grandi imprese ci sono Coca-cola, Ikea, Philips e molte altre. Fendi ha in centro a Roma uno showroom dei suoi prodotti di alta moda prodotti solo da materiali riciclati. E proporsi prodotti che abbiano un ciclo di vita a rifiuto zero vuol dire promuovere professionalità nell'ingegneria, ecodesign, recupero di una identità e capacità culturale e quindi ancora nuove opportunità di lavoro.

Come si collocherà la Liguria in questo contesto? Come aiutiamo le nostre aziende a rientrare in questi circuiti? Come le aiutiamo a ripensare alle risorse usate in un prodotto, in modo da minimizzare quelle scarse e quelle tossiche, a rivedere il packaging, a progettare i prodotti perché durino più a lungo? Occorre una forte spinta all'innovazione scientifica e industriale, che è storicamente moltiplicatrice di ricchezza.

Il messaggio dei nostri giovani formati qui che non vogliono andarsene non può non essere ascoltato.

Ci vuole un nuovo patto sociale ed economico che guardi al nostro territorio, alle imprese, al lavoro e alla cultura ed è compito del Partito Democratico proporlo.

La nostra regione sta pagando sin troppo caro un modello di sviluppo che non ha voluto riconoscere nell'ambiente una risorsa, rotolato in un mordi e fuggi che oggi è in crisi e non sa trovare altre soluzioni se non giocare in difesa con soluzioni sempre più al ribasso. Uno sviluppo non sostenibile inevitabilmente ha determinato cortocircuiti con enormi danni sul profilo sociale ed occupazionale e lo dimostra la dismissione di tutta l'industria pesante che non ha resistito più di 50 anni a se stessa. Il vecchio modello ha dato luogo ad un paese che consuma 4 volte le risorse di cui dispone,e oggi siamo qui a contare ancora una volta i danni idrogeologici che in Italia ammontano a diverse decine di miliardi e non è vero che alzano il PIL perchè in realtà non fanno altro che creare un gigantesco debito futuro pubblico e privato.

Prevenire non è spendere, è risparmiare oggi e non trovarsi domani con oneri inaccettabili. Ed è lavoro, professionalità, qualità della vita. Il ripristino dei nostri versanti non è un costo è un investimento. Dobbiamo dire basta all'idea della semplice messa in sicurezza dei beni, dobbiamo gestire l'intero bacino, la complessità del territorio. Una nuova governance della manutenzione del territorio è possibile: filiere dimenticate rilette in chiave tecnologica e sistemica come per quella del legno in tutte le sue valenze energetiche, artigianali, strutturali, naturalistiche lo possono rendere possibile. Portare servizi moderni come la banda larga in un mondo che sempre più lavora a distanza puo' consentire nuove presenze nell'entroterra.

Ma nella visione di governo di un mondo complesso cambiano le dimensioni.

La dimensione temporale non può essere solo quella dell'oggi o della legislatura ma un'assunzione di responsabilità che guarda al medio lungo periodo ed è capace di intervenire nell'oggi. Dobbiamo aiutare i nostri amministratori a non vivere solo la loro dimensione di legislatura, ma a costruire insieme al nostro partito scenari duraturi, che non cambiano subito al prossimo giro.

La dimensione decisionale non può essere quella dell'uomo solo o magari dell'uno contro l'altro: il cambiamento non può essere frutto solo di scelte che solo vengono dall'alto. Occorre un metodo, meccanismi di scelta che tengano conto non solo delle pluralità delle posizioni ma che sappiano raccogliere indicazioni da parte dei soggetti attivi, occorre definire con chiarezza gli obiettivi e gli strumenti che vanno utilizzati per questo cambiamento, occorre un salto di qualità e un'assunzione di responsabilità reciproca nelle richieste e nelle scelte.

L'organizzazione della macchina amministrativa è rilevante quanto i temi: incentivazione, autorizzazione e controllo devono essere parti di un'unica politica. Non si può proporre la riqualificazione urbanistica e renderla impossibile per l'intreccio dei regolamenti. Non si può incentivare le rinnovabili e far attendere un parere anni. Non si può promuovere la responsabilità sociale d'impresa e non tener conto delle registrazioni EMAS nelle procedure di controllo.

E che grandissimo contributo può partire il Partito Democratico nel rapporto tra Regione ed Enti Locali, in questo infinito processo di ridisegno dell'assetto istituzionale di questo paese? Dobbiamo essere in grado di far ritrovare una dimensione di collaborazione tra gli amministratori dei diversi livelli di governo, dobbiamo saper generare una squadra coesa e coerente con se stessa. Dal più piccolo comune all'Europa ora che siamo stati capaci di avere ben tre rappresentanti della Liguria. L'Europa ha un dialogo privilegiato con le regioni occorre sfruttarlo appieno facendo squadra tra enti e imprese, entrando nei processi di costruzione delle strategie, spiegando le particolarità del nostro territorio, delle nostre produzioni e lavorazioni tipiche, il valore dei nostri prodotti.

E così i temi del rinnovamento che vi abbiamo portato.

Partiamo dai nostri grandi patrimoni: il territorio in primis. I gravi eventi ci confermano ancora una volta quanto sia necessario un grande processo culturale di attenzione al consumo di suolo. In 50 anni il consumo di suolo in Italia è aumentato del 156%, la popolazione del 24%. La legge sul suolo deve arrivare in fondo al suo percorso: non si utilizzino nuovi territori se non è stato utilizzato il patrimonio edilizio esistente riutilizzandolo, riqualificandolo e recuperandolo. Dobbiamo dire basta alla droga degli oneri di urbanizzazione. Sembrano posizioni contrarie all'economia ma contingentare lo sviluppo urbanistico non significa danneggiare l'edilizia, ma solo chiederle di lavorare diversamente, con più qualità e meno speculazione: questo deve fare un partito del centro-sinistra che guardi agli interessi di una regione in cui il territorio è così prezioso, meraviglioso, fragile. L'efficientamento degli edifici pubblici è un grande mercato per le imprese e richiede maestranze qualificate, formate, competenze, ingegno, mani e cervelli a lavorare qui e non lontano.

Negli anni '80 la battaglia per la qualità dei sistemi urbani portò a riconquistare i centri storici con un'azione di risanamento e di recupero dell'identità dei luoghi. Oggi questa battaglia deve rivolgersi alle periferie, dove il tema della riqualificazione passa dagli edifici degradati e colabordo energetici, ai temi sociali, alla capacità di inserire funzioni vivificanti. Dobbiamo concentrare energie capacità progettuali e risorse per migliorare la qualità della vita dei nostri lavoratori, dei pensionati, delle fasce deboli che già sono deboli e dovrebbero essere supportate e non condannate a vivere in quartieri senza servizi e in condizioni di degrado indecente.

Sull'energia viviamo una fase delicatissima ma cosa sarebbe la Liguria se riuscissimo a rendere paradigmatiche le nostre centrali e aperte o chiuse che siano, se riuscissimo a creare e rafforzare la filiera produttiva legata alle rinnovabili riportando la produzione in Liguria, in Italia. Ma ci vuole capacità, formazione per introdurre innovazione e ricerca nei cicli produttivi, per produrre un KWH da rinnovabili con tecnologie italiane anziché di importazione. Il 202020 è alle porte abbiamo obiettivi molto stringenti : bisogna agire subito. E di fronte a eventi meteorici eccezionali come quelli che stiamo vivendo dobbiamo affrontare con serietà il tema dei cambiamenti climatici e degli adattamenti.

E allora dobbiamo costruire tra noi una visione condivisa, occorre tornare a discutere nei circoli per portare avanti una diffusa crescita culturale sul modello di sviluppo per nostro paese e dall'altra parte raccogliere e condividere sollecitazioni, esperienze, bisogni. Il partito democratico ha la responsabilità di proporre una visione di futuro, ma non solo di enunciarla, bensì di impegnarsi per farla diventare realtà.

Daniela Minetti

Presidente Assemblea Regionale PD

 



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