Orlando: "Oggi come allora il Pd è ancora la scelta giusta"

Intervento di Andrea Orlando su L'Unità del 17 febbraio 2017

unita orlando"Un partito nel quale la leadership è costantemente contestata, in cui le scelte del Governo sostenuto dal Partito sono sistematicamente sottoposte a fuoco di fila e addirittura  boicottate in Parlamento, è un partito  che va poco lontano".
"C'è un pezzo di popolo del centrosinistra che non si riconosce più  nel Pd guidato da Renzi . Questo pezzo di popolo non vota più, addirittura vota Movimento 5 stelle".
Entrambe queste affermazioni sono poste alla base della ineluttabilità della scissione, entrambe contengono parti di verità e fanno apparire la scissione come una possibile soluzione.
Il problema è valutare il costo vero di questa "soluzione" e calcolare tutte le implicazioni. Gli appelli all'unità generici servono a poco, parliamo di questo.
La prima conseguenza della scissione è quella di mettere in discussione il primato del Pd tra le forze politiche italiane.
Le conseguenze sono intuitive, il Pd è nato come forza in grado di unire le principali culture politiche riformiste del Paese. Questo tratto risulterebbe indubbiamente indebolito, piaccia o meno.

La sinistra riformista ha visto nel Pd la proiezione naturale del proprio percorso. Una parte se ne va, si posiziona in un'area egemonizzata da posizioni radicali. In questo caso avremo un duplice effetto: indebolire l'apporto della sinistra riformista nel Pd e rischiare una sua irrilevanza alla sinistra del Pd.
La scissione nasce anche, se non ho capito male, da contrasti sulla durata della legislatura e del Governo Gentiloni. Su questo punto me la cavo con una domanda: siamo certi che la scissione faciliterà la navigazione del Governo?
Le persone autrici dei virgolettati con i quali ho aperto queste considerazioni sono militanti del Pd che ho incontrato in questi giorni per la strada o nel web.
Consigliano ai loro rappresentanti nel Partito di andare avanti, di non fermarsi.
Noi dobbiamo fermare queste spinte miopi, che avranno il sopravvento in caso di scissione.
Il terreno del confronto più semplice e più utile è quello del programma delle cose da fare. Non solo perché è quello in cui le distanze sono meno significative, ma anche perché è quello che interessa di più agli italiani.
Ed è su questo terreno che si possono selezionare le nuove classi dirigenti, nella competizione, sulle idee e sulle soluzioni da dare ai gravi problemi del Paese.
Lo abbiamo detto in molti, in questi giorni e questo ha ricostruito un filo sottile. Non lasciamo che si spezzi.
Non solo perché i nostri avversari comuni sono fuori dal Pd, ma anche perché le ragioni che dieci anni fa hanno fatto nascere il nostro partito, proprio in questo mondo così complicato, sono cresciute.
Il Pd è come l'Unione europea, ha moltissimi limiti, ma questa parte del mondo sarebbe assai peggiore se qualcuno non avesse deciso di far prevalere l'unità rispetto alle differenze, così il nostro partito.
Se in Italia la destra sovranista e populista è stata per il momento fermata e se oggi una forza come il Pd, che aderisce al Pse, è il perno di una coalizione di Governo, rara avis ormai in Europa, è perché dieci anni fa abbiamo fatto la scelta giusta. Ricordiamocelo oggi.

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