Comunicati Stampa

PAITA: "DI MAIO VUOLE FERMARE IL TERZO VALICO: UNA PROPOSTA FOLLE. LA LIGURIA E' LEADER NELLA MOVIMENTAZIONE DELLE MERCI, L'ALTA VELOCITA' VA AMPLIATA E REALIZZATA FINO IN FONDO"

Genova, 11 gennaio 2018

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Mentre ormai diamo per assodata un'infrastruttura strategica come il Terzo Valico e stiamo già ragionando su come ampliare ulteriormente i traffici portuali di cui la Liguria è leader in Italia, arriva Di Maio e dice che bisogna bloccare tutto. E Di Maio non è una persona qualunque: è il candidato premier del Movimento 5 Stelle. Dichiarare di voler definanziare il Terzo Valico è una follia, non solo perché parliamo di un'opera già abbondantemente avviata e vicina alla conclusione – quindi fermarla costerebbe delle penali miliardarie – ma soprattutto perché mettendo in pratica i propositi del M5S stroncheremmo importanti chance di crescita per la Liguria.
La movimentazione delle merci via mare è un settore fondamentale per la nostra regione, Genova è uno dei porti più importanti del Mediterraneo, ma la città sconta ancora un forte isolamento infrastrutturale. Il Terzo Valico – così come la Gronda – ci toglierà da quest'isolamento e farà crescere ulteriormente i traffici. Anche perché ci sono alcune infrastrutture portuali (la piattaforma di Vado, calata Bettolo, Ronco Canepa e gli impianti LSCT e il terminal Tarros alla Spezia) che a breve saranno operative e quindi la capacità ligure di movimentazione crescerà ulteriormente. Il centrosinistra e in special modo l'amministrazione regionale precedente ha lavorato 10 anni per il Terzo Valico e siamo riusciti, con enormi sforzi, a ottenere l'intero finanziamento dell'opera. Cosa vuol fare adesso Di Maio, interrompere i lavori e tenersi un'enorme incompiuta? Invece di fermare queste infrastrutture è necessario potenziarle ulteriormente. Anzi, la mia proposta è quella di attuare fino in fondo l'alta velocità: il collegamento fra Genova e Milano, al momento, arriva fino a Tortona, ma sarebbe importante realizzare anche il tratto che da Tortona porta fino al capoluogo lombardo. Sull'altro asse, tracciando un'immaginaria ipsilon, si può invece realizzare il collegamento ad alta velocità con il Piemonte grazie al tratto Novi-Torino.
Mentre Di Maio pensa a far tornare indietro la Liguria, mettendo a repentaglio, tra l'altro, migliaia di posti di lavoro e demolendo le sue infrastrutture strategiche per le quali amministratori e cittadini hanno lavorator per anni, Il Partito Democratico rilancia e propone ulteriori soluzioni per lo sviluppo del territorio.

Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria.

GARIBALDI: "I MEDICI DI FAMIGLIA DELL'ASL 4 NON POSSONO PIU' ACCEDERE AI DATI SU VISITE ED ESAMI DEI LORO PAZIENTI. UN'ECCELLENZA LIGURE SMANTELLATA. COSA ACCADRA' NEL RESTO DELLA REGIONE?"

Genova 11 Gennaio 2018

mediciLa sanità ligure va sempre peggio e riesce persino a smantellare le sue eccellenze. L'ultimo caso è la notizia, per i medici di famiglia dell'Asl 4, dell'impossibilità di accedere con i propri programmi ai dati e agli esami dei propri pazienti (ovviamente con il loro consenso). Nell'Asl 4 opera da tempo un sistema per la gestione dei dati sanitari on line, in anticipo sul nuovo Fascicolo sanitario. Un sistema che da quest'anno per i medici di famiglia non è più applicabile. In pratica, dl 2018, il medico curante non potrà più sapere in tempo reale se le persone che ha in cura abbiano avuto accessi al Pronto soccorso o se abbiano fatto delle visite. Un'assurdità che impedisce ai medici di operare con completezza.
Si dice che il problema sia la privacy, ma dato che il sistema di rapporto tra Asl 4 e medici di medicina generale è stato recentemente elogiato anche in altre Regioni, a partire dal Lazio, è singolare che ciò avvenga solo in Liguria.
A questo punto sarebbe anche interessante sapere, quando la Regione istituirà - alla buon'ora, perché sono 2 anni che l'annuncia - il fascicolo sanitario elettronico unico regionale, se ai medici di famiglia sarà consentito l'accesso ai dati in maniera semplice ed efficace, oppure no.
Su questo specifico caso ho depositato un'interrogazione urgente all'assessore regionale alla Salute, che invece di sperare di fare il Ministro della Sanità, come leggo oggi sui giornali, sarebbe più opportuno si concentrasse sulle tante criticità della sua regione, come la cronaca evidenzia ogni giorno.

Luca Garibaldi, vicecapogruppo Pd in Regione Liguria.

PAITA, FERRANDO, LUNARDON E ROSSETTI: "UN ALTRO GIORNO DI EMERGENZA SUL FRONTE SANITARIO. DA TRE SETTIMANE I PRONTO SOCCORSO GENOVESI SONO IN TILT"

Genova, 10 gennaio 2018

Nonostante le promesse e le rassicurazioni dell'assessore Viale i Pronto soccorso genovesi sono ancora in tilt. Anche oggi, dopo tre settimane, il reperto di emergenza del Villa Scassi fa fatica a smaltire gli accessi, con pazienti costretti ad attese lunghissime sulle barelle. Una condizione che non si può più definire eccezionale, ma che è palesemente cronica. I Pronto soccorso sono sempre stati reparti delicati, ma nessuno ricorda una situazione simile negli ultimi dieci-dodici anni. Qui parliamo di intere settimane di emergenza, con Alisa e la Giunta che dimostrano, giorno dopo giorno, di non essere in grado di governare neppure un'influenza programmata. Il fatto è che non si lavora sulla prevenzione di questi fenomeni e mancano totalmente l'organizzazione e la visione globale. Non è possibile continuare a chiedere sacrifici a un personale che sta già facendo di tutto e di più, per garantire la salute dei cittadini. Bisogna che chi governa si attrezzi e metta medici e infermieri in condizione di poter lavorare.

I consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita, Valter Ferrando, Giovanni Lunardon e Pippo Rossetti.

ROSSETTI: "EMERGENZA SANGUE, CHI PUO' VADA A DONARE. MA LA REGIONE E ALISA RIPARTANO DAL VALORE DEI DONATORI"

Genova, 10 gennaio 2018

"donare-sangue-762x429Chi può vada a donare il sangue, il sistema trasfusionale ligure è eccellente". L'appello arriva dal consigliere regionale del Pd Pippo Rossetti, a fronte di una nuova emergenza della sanità genovese. "Vista la penuria di sangue – spiega l'esponente del Pd - vengono rinviati interventi chirurgici programmati da tempo. Quindi è necessario che tutti facciano la loro parte. A cominciare dalla Regione Liguria e da Alisa, che anche in questo caso hanno parecchie responsabilità". In primo luogo, sottolinea Rossetti, "invece di provare a trasferire la colpa dell'urgenza alle associazioni che fanno la raccolta, sarebbe opportuno che Alisa uscisse dalla logica meramente ragionieristica ed economica (risparmiare a tutti i costi), che ha portato, tanto per fare un esempio, a ridurre gli accertamenti a cui i donatori hanno diritto. Se la donazione diventa un fatto tecnico-economico vinceranno le agenzie multinazionali per le quali il plasma si può lavorare in paesi terzi a basso costo e si arriverà a retribuire il donatore. Solo se intendiamo la donazione come frutto di un gesto prima culturale poi sociale – sottolinea Rossetti – potremo raggiungere i risultati che vogliamo". Il consigliere regionale del Pd sostiene che Regione e Ministero debbano "ripartire dal valore dei donatori, da come vengono trattati e da ciò che rappresentano. Non bisogna solo ristabilire gli accertamenti diagnostici che gli sono stati tolti – continua Rossetti - ma far sentire i donatori e le loro associazioni parte integrante del sistema sanitario". Ed è proprio per questo che il consigliere regionale del Partito Democratico si appella ad Alisa, "che somma tragicamente l'attività di programmazione con l'attività di gestione. La prima – dice Rossetti - dovrebbe essere svolta dal dipartimento di sanità della Regione e la seconda dalle Aziende sanitarie". Per l'esponente del Pd "Alisa non ha fatto un'efficace azione preventiva di vaccinazioni, non ha previsto per tempo il boom di accessi ai 'pronto' e ora non ha messo in campo misure per incrementare le donazioni di sangue perché è un soggetto gestionale sempre più grande e ingolfato, che si occupa dei contratti con tutti gli accreditati liguri di cui segue le autorizzazioni, gestisce i flussi finanziari alle aziende e agli ospedali e ha accentrato su di sé i pagamenti del fondo della non autosufficienza, valuta i bisogni del personale delle aziende e ne controlla la produttività, ma è anche soggetto pagatore del fondo gravi disabilità. Chi programma però – avverte Rossetti - non può accentrare tutte le strategie, la programmazione e la gestione. Questi sono errori che poi pagano i cittadini, sia al Pronto soccorso, sia se hanno bisogno di una sacca di sangue".

PAITA, MICHELUCCI E VATTUONE: "CROCE CELTICA SU SEDE PD MELARA, IL PARTITO DEMOCRATICO NON SI FARA' INTIMIDIRE. SERVE BATTAGLIA CULTURALE CONTRO RIEMERGERE PULSIONI FASCISTE"

Genova, 9 gennaio 2018

"Se pensano di intimidire il Partito Democratico si sbagliano di grosso: la battaglia per i nostri valori e in special modo per la difesa e la promozione dell'antifascismo sarà ancora più intensa". A dirlo sono i consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita e Juri Michelucci e il segretario ligure del Pd Vito Vattuone, dopo che, questa mattina, davanti alla sede del circolo del Partito Democratico del quartiere di Melara alla Spezia è stata disegnata una croce celtica. "Quello di Melara – precisa Paita – è un circolo a cui sono particolarmente legata per ragioni affettive, visto è che proprio lì che ho iniziato a fare politica attiva. La sgradevole vicenda di oggi mi ferisce particolarmente". Senza contare poi, proseguono Paita, Michelucci e Vattuone, che "l'aumento di episodi come questo (poche settimane fa qualcuno aveva tracciato una svastica sulla sede della Cgil di Ceparana) ci dimostra come i movimenti neofascisti stiano trovando nuovi spazi e sostenitori. Gesti come questo – concludono i tre esponenti del Pd - non vanno assolutamente sottovalutati, anche perché non si tratta più di casi isolati. Chiediamo alle istituzioni locali di vigilare e di non concedere spazi pubblici a chi guarda con nostalgia al fascismo e predica intolleranza e xenofobia. Oggi più che mai c'è bisogno di una battaglia culturale per contrastare ogni tentativo di recrudescenza di questi fenomeni".

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