Contro la violenza sulle donne, intervento di Paola Bellotti

bellotti120E' bellissima l'idea di denunciare partendo dal silenzio. Oggi, nel baccano della spettacolarizzazione del corpo femminile, il video prodotto dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale intitolato “Dannato silenzio” mi sembra il punto di partenza più adeguato per una riflessione in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Nel video, donne di tutte le età restano semplicemente in silenzio, mentre in sovraimpressione scorrono notizie e informazioni su abusi e violenze sessuali che ogni giorno, in Italia, le donne subiscono.
Un fenomeno ancora negato nel nostro paese, che soffre non solo dell'opprimente silenzio delle vittime, ma anche del frastuono di cronache pruriginose figlie di un giornalismo pesantemente dominato dall'ottica maschilista e sensazionalista.


Il problema quindi nel discorso pubblico non arriva. E se arriva, arriva distorto e poco costruttivo per le vittime. è come se non ci accorgessimo, ancora una volta, che la violenza sulle donne rappresenta la mappa delle fragilità del nostro tessuto socio-economico. Il subalterno che viene brutalizzato per impedirne la presenza e lo sviluppo nella comunità. Da qui dovremmo partire dunque: la violenza sulle donne è tema politico ed economico, non è un tema di genere.

E infatti, i nostri legislatori lo avevano capito: con la tardiva riforma del 1996, i reati collegati alla violenza femminile sono assorti al rango di "delitti contro la persona." Mentre prima, nel codice penale (di stampo fascista, pur sempre del 1930), la violenza contro una donna era significativamente inserita tra i delitti contro la morale pubblica e il buon costume. Oggi quanto meno si tratta di delitti contro la persona, che prevedono pene più severe. Tuttavia, questa maggiore ampiezza che vorrebbe tutelare le vittime, di ogni genere, in realtà, non è ancora culturalmente assimilata. E lo si vede dall'indulgenza del trattamento che spesso ricevono i delitti sui media, e i colpevoli nella nostra società.

Il silenzio oggi va dunque rivolto a queste vittime, al loro dolore e alla loro oppressione.
Un urlo, invece, deve ancora lacerare il tessuto di complicità che avvolge con il silenzio vittime e carnefici.

Paola Bellotti, responsabile Cultura PD Liguria

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