La sfida (e la fatica) della crescita intelligente

castagna 120La domanda di nuova qualità dell’economia è un processo ormai assodato e inarrestabile.

Nei paesi industriali - specie durante e a causa di questa crisi - si è ormai compreso che non è più possibile creare benessere facendo leva su modelli economici del passato; è invece ormai diffusa la convinzione che serva un’economia diversa, con minori impatti ambientali, a maggior contenuto di intelligenza, capace di garantire un benessere migliore e più diffuso. Questo nuovo approccio (smart&green) risponde alla domanda di nuova qualità dell’economia ed è ormai una scelta largamente condivisa a livello internazionale perché incrementa la produttività delle risorse naturali - sempre più scarse - e ne riduce il consumo, rafforza la fiducia degli investitori promuovendo nuovi investimenti e maggiore occupazione, apre nuovi mercati, riduce gli impatti (anche economici) delle crisi ambientali.

Fin qui la solita teoria, sulla quale tutti concordiamo, buona quanto meno ad evitarci la stucchevole diatriba tra decrescita più o meno felice e crescita senza freni: spero infatti che sul concetto di “crescita intelligente e sostenibile” si possa trovare un punto di partenza per sviluppare il ragionamento successivo, quello delle scelte strategiche per il nostro territorio.

Il punto - per tutti, ma soprattutto per un partito politico con importanti responsabilità di governo a tutti i livelli - è infatti un altro: quale è la ricetta giusta per sviluppare la “nostra” smart&green economy? Su cosa possiamo e dobbiamo puntare prioritariamente in Liguria rispetto agli ambiti dell’ecoinnovazione, dei materiali e del riciclo, dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili, dei servizi ambientali, della mobilità sostenibile, delle filiere agricole di qualità ecologica, della finanza verde?

Partiamo da un dato, così chiariamo subito che non ci manca la capacità di guardare criticamente alla tanta strada che dobbiamo ancora percorrere: secondo l’Indice di Green Economy 2012 (elaborato ogni anno dalla Fondazione Impresa) la Liguria occupa oggi la 16a posizione a livello italiano per quanto riguarda lo sviluppo di un’economia “green”, seguita solo da Lazio, Campania, Sicilia e Puglia, e preceduta da Molise, Calabria e Abruzzo. Abbiamo - unica realtà del nord - performaces che di fatto sono da regione del sud Italia.

Ciò detto, ci è altrettanto chiaro - perché conosciamo la nostra realtà e perché sappiamo leggere gli orientamenti delle politiche nazionali ed europee - quali sono gli ambiti su cui abbiamo la possibilità di giocarci concrete opportunità di uno sviluppo locale “intelligente”: l’efficienza energetica nelle nostre case e per le nostre imprese (che può garantire minori costi di esercizio, minor impatto ambientale e creare opportunità di lavoro di qualità) e lo sviluppo di un’economia dell’entroterra fondata sulla tutela del territorio e della nostra biodiversità - prerequisiti anche per lo sviluppo di filiere locali di qualità ecologica certificata e di un turismo di qualità ad esse associato.

In entrambi gli ambiti il nostro territorio può vantare al riguardo esperienze concrete che ci pongono all’avanguardia a livello nazionale: pensiamo al progetto Genova Smart City e allo sviluppo di Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile realizzati da tanti Comuni nella nostra regione (iniziative che valgono potenzialmente centinaia di milioni di investimenti), agli innovativi modelli che qui da noi si stanno realizzando sul fronte della riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato, al Piano Energetico Ambientale Portuale del porto di Genova, allo sforzo di costruzione di filiere bosco-energia capaci di integrare e sostenere il tema della manutenzione del territorio e della salvaguardia dal rischio idrogeologico, alla funzione di volano dell’economia dell’entroterra esercitato dai nostri Parchi, allo stretto legame che si è costruito tra territorio, produzioni tipiche e turismo di qualità.

Il tutto con il fondamentale apporto di una ricerca di eccellenza - penso all’IIT e ai Poli regionali di innovazione, ma anche al futuro polo di Erzelli - che su tali ambiti stanno sviluppando soluzioni e approcci estremamente innovativi, a beneficio in primis della nostra realtà.

Potrei citare tanti altri esempi di un territorio che - certamente più di quanto appaia - ha compreso l’ineluttabilità e le potenzialità di uno sviluppo economico e sociale intelligente, e in quasi tutti questi esempi riesco a cogliere (magari “in controluce”) il pensiero e l’attività di tanti nuovi amministratori del PD che di queste iniziative sono stati precursori visionari, ideatori, motori o magari solo semplici (ma convinti) sostenitori.

E’ peraltro inevitabile (e “umano”) che questo cambio di prospettiva economica abbia bisogno di tempo per diventare patrimonio compreso a fondo e condiviso da tutta la nostra classe politica - soprattutto da quella che ha vissuto per tanti anni nel mondo che è stato e che sappiamo non sarà più - per essere comunicato con efficacia, per declinarsi anche rispetto al tema delle infrastrutture materiali (strade e ferrovie, tra cui Gronda e Terzo Valico) e immateriali (reti, formazione a tutti i livelli), che sono necessarie a sostenere questo nuovo paradigma di progresso per la nostra regione.

Chi non riesce a cogliere questo grande sforzo collettivo come parte di una strategia ovviamente vede e parla solo di “frammenti”; noi invece vediamo - e cerchiamo di costruire - un mosaico.

Marco Castagna

Responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio

Partito Democratico - Coord.to Regionale Ligure



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